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La guerra preventiva
Redazione InPiù 29/09/2026
Sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio critica la decisione della Rai di rimuovere Sigfrido Ranucci da Report, sostenendo che il provvedimento sia stato disposto dal governo e sia illegittimo. L’autore ricorda che Ranucci dirige e conduce il programma da nove anni e vi lavora da venti, e che la rimozione è arrivata dopo l’attentato esplosivo subito davanti alla sua abitazione. Travaglio sostiene che il provvedimento violi contratto, diritto del lavoro, Costituzione e Media Freedom Act europeo. Aggiunge che il Comitato Etico Rai, chiamato a verificare eventuali condizionamenti legati all’amicizia tra Ranucci e Valter Lavitola, indagato come mandante della bomba, non avrebbe trovato elementi a sostegno di questa ipotesi. Ranucci ha quindi fatto ricorso d’urgenza al Tribunale civile per ottenere il reintegro e, secondo Travaglio, la destra avrebbe avviato una «guerra preventiva» contro la giudice Donatella Casari, incaricata del procedimento. L’obiettivo, sostiene, sarebbe delegittimare in anticipo un’eventuale decisione favorevole a Ranucci, attribuendola alla presunta appartenenza politica della magistrata. Travaglio contesta però le argomentazioni utilizzate contro Casari. Ricorda che la giudice ha fatto parte dei collegi del Tribunale dei ministri che si sono occupati dei casi Conte-Speranza sul Covid e Nordio-Piantedosi-Mantovano sul caso Almasri. Secondo l’autore, alcuni organi vicini al governo avrebbero interpretato questi precedenti come prova di una scelta politica della giudice. Travaglio osserva invece che i magistrati del Tribunale dei ministri vengono estratti a sorte e che l’assegnazione dei procedimenti segue tabelle automatiche basate su cronologia e carichi di lavoro, senza discrezionalità del presidente. Da qui la sua accusa contro chi starebbe conducendo la campagna contro Casari.
Alessandro Sallusti, Libero
Su Libero, Alessandro Sallusti considera le elezioni suppletive di Reggio Calabria un test troppo locale e con un’affluenza del 22% per trarne indicazioni definitive sulla maggioranza, ma individua comunque segnali favorevoli al centrodestra. Il candidato della coalizione di governo, Fabio Roscioli, ha superato il 50% dei consensi, vincendo agevolmente. Sallusti sottolinea soprattutto il risultato di Domenico Giannetta, candidato del partito di Roberto Vannacci ed ex esponente di Forza Italia, che ha raccolto poco più del 10%. Secondo l’autore, il dato ridimensiona le aspettative legate al nuovo movimento, che Vannacci aveva presentato come capace di trasformare Reggio nella «Sassonia» italiana, evocando i risultati dell’estrema destra in Germania. La terza indicazione riguarda il centrosinistra, che Sallusti colloca intorno al 35% e considera ancora lontano dall’aver risolto i propri problemi e dal costituire un’alternativa credibile alla destra. Dalla combinazione dei risultati, l’autore ricava tre conclusioni: il centrodestra può vincere anche senza un’alleanza con Vannacci; il potenziale elettorale di Futuro nazionale sarebbe stato sovrastimato dai sondaggi e dagli osservatori; il centrosinistra resterebbe invece in una posizione di debolezza. Sallusti interpreta infine il risultato come un’indicazione di fiducia degli elettori verso il governo e i partiti che lo sostengono. Nel suo bilancio, considerando complessivamente centrodestra e area vannacciana, la coalizione supererebbe il 60% dei consensi, anche se l’affluenza molto bassa invita, secondo lo stesso autore, a non considerare il voto come una prova definitiva.
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