Marta Kos: «Non ci sono sconti sull'adesione all'Unione»
«Questo è il mio "muro dell'allargamento": abbiamo il gruppo dei Paesi di testa, con Montenegro e Albania, seguiti da Moldavia e Ucraina. In mezzo non abbiamo nemmeno ancora cominciato con Bosnia-Erzegovina, Kosovo e Macedonia del Nord, e poi c'è il caso della Serbia. Quest'anno stiamo ottenendo più risultati sull'allargamento che negli ultimi 25 anni». La commissaria Ue all'Allargamento
Marta Kos, slovena, ha incontrato
Francesca Basso per un'intervista del
Corriere della Sera pubblicata
venerdì 2 ottobre, alla vigilia della presentazione, il 6 ottobre a Strasburgo, della proposta di revisione della politica di allargamento. «Ora è davvero il momento giusto per i leader di discuterne al Consiglio europeo di metà ottobre». Su una parete dell'ufficio di Kos c'è una lavagna magnetica con i Paesi candidati e i cluster, i capitoli che gli Stati devono soddisfare per completare il percorso di adesione. Secondo diversi osservatori lo slancio per l'allargamento durerà sino a fine anno. La finestra si sta chiudendo? «questa finestra di opportunita resterà aperta un po' più a lungo. Ma dobbiamo considerare che avremo le elezioni in quattro grandi Paesi, compresa l'Italia, il prossimo anno. C'è un orologio geopolitico: l'Europa non può permettersi un vuoto nel nostro vicinato a causa della guerra della Russia, dell'instabilità nei Balcani occidentali, della competizione per l'influenza anche con la Cina. E poi c'è l'orologio basato sul merito e sulle riforme che chiediamo ai Paesi candidati. Loro devono dare risultati, ma anche noi. Quando un Paese soddisferà tutti i criteri, come probabilmente il Montenegro alla fine di quest'anno o all'inizio del prossimo, dovremo vedere come metterlo in condizione di diventare membro dell'Ue». L'Ucraina riuscirà a entrare nell'Ue il prossimo anno? «La data del primo gennaio 2027 è stata fissata dal presidente Zelensky. L'adesione si basa sul principio del merito: è chiaro che questa data non è possibile. Capisco che Kiev e molti altri vedano l'adesione all'Ue come una garanzia di sicurezza. La guerra in Ucraina ha cambiato la geopolitica in Europa e una delle conseguenze è che l'allargamento è di nuovo una priorità, non solo per l'Ucraina ma anche per gli altri. Non ci sono privilegi né sconti nel processo di adesione, ma dobbiamo considerare che l'Ucraina sta combattendo una guerra per la sopravvivenza, ecco perché è anche nostro dovere aiutarla. Spero che entro fine anno quanti più cluster possibili siano aperti». Quali punti dovranno essere discussi dai leader? «Sono quattro: l'impatto dell'allargamento sugli Stati membri esistenti; le riforme interne che l'Ue deve fare per poter essere più efficiente con più membri; le salvaguardie, cioè come proteggerci affinché i nuovi membri rispettino lo Stato di diritto e la democrazia anche dopo l'adesione all'Ue; le idee per approfondire l'integrazione graduale rafforzata». L'integrazione graduale non rischia di essere una sala d'attesa senza fine? «Non vedo questo rischio. L'integrazione graduale può essere usata solo per i Paesi candidati che stanno chiaramente lavorando per diventare membri a pieno titolo dell'Ue ma che hanno bisogno di più tempo. Non è un sostituto dell'adesione. U processo basato sul merito è molto impegnativo: Stato di diritto, convergenza economica, attuazione di tutto l'acquis. E non ci sono scorciatoie. Noi offriamo più Europa prima dell'adesione, ma solo quando c'è più merito». Perché questa via? «Se non saremo in grado di integrare il nostro vicinato, i nostri avversari, li chiamo forze esterne destabilizzanti, andranno a prenderseli». La Serbia è un problema. Dopo i funerali di Mladic lei ha cancellato una visita a Belgrado. «La Serbia ha un ruolo centrale per la stabilità dei Balcani. Quando Belgrado ha chiesto l'adesione all'Ue, si è impegnata ad adottare gli standard, i principi e i valori europei. Ma la glorificazione di criminali di guerra, la negazione del genocidio e il revisionismo che abbiamo visto al funerale di Ratko Mladic vanno contro ivalori europei. Quindi la Serbia dovrà decidere quanto è seria sul percorso europeo non solo a parole ma nei fatti, e vedremo cosa succederà alle elezioni». Che ruolo sta avendo l'Italia nel processo di adesione dei Balcani Occidentali? «Apprezzo molto quello che sta facendo Roma nel gruppo degli Amici dei Balcani Occidentali e per il processo di allargamento in generale. L'Italia, in quanto membro fondatore dell'Ue, svolge un ruolo cruciale, avendo relazioni davvero eccellenti con i Paesi di quell'area. U nazionalismo sta tornando in quei Paesi e questo incide sulla rapidità con cui può procedere l'allargamento. U mio appello all'azione è che dobbiamo impegnarci di più politicamente. Io sono responsabile della parte tecnica, ma senza il sostegno dei leader politici in Europa, non possiamo avanzare nel processo di adesione, e l'Italia qui svolge un ruolo molto importante».