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Altro parere

Benzina e bollette, avanza il contributo volontario

Redazione InPiù 01/10/2026

Altro parere Altro parere Franco Adriano, ItaliaOggi
Su ItaliaOggi, Franco Adriano sostiene che il ricorso a contributi volontari delle grandi imprese energetiche, in alternativa alla tassazione degli extraprofitti, stia producendo benefici per i consumatori, ma presenti ancora problemi da risolvere. Il punto di partenza è la decisione dell’Eni di porre un tetto al prezzo dei carburanti, seguita da altre compagnie petrolifere. L’iniziativa ha ricevuto il plauso del governo e della maggioranza e ha avuto effetti positivi anche sull’immagine della società. Antonio Tajani l’ha indicata come conferma della possibilità di evitare una tassa sugli extraprofitti, alla quale Forza Italia si oppone per principio. Adriano osserva però che il meccanismo non produce gli stessi effetti per tutti gli operatori. I piccoli distributori indipendenti, per adeguarsi ai prezzi delle grandi compagnie e non perdere clienti, rischiano di dover ridurre drasticamente i propri margini. Petrolitalia, ad esempio, ha definito l’allineamento dei prezzi un «atto di sacrificio» che l’ha costretta a rinunciare all’apertura di due nuovi distributori. Ciò che risulta sostenibile per le multinazionali può dunque non esserlo per le imprese minori. A questo si aggiunge l’attenzione della Commissione europea e delle autorità nazionali della concorrenza, impegnate a verificare eventuali comportamenti anticoncorrenziali nei mercati dell’energia. Adriano rileva che lo stesso modello si sta estendendo alle bollette di luce e gas. Plenitude ha annunciato sconti e possibili ulteriori interventi a sostegno dei consumatori, mentre Enel ha rivendicato la convenienza della propria offerta rispetto a quelle dei principali concorrenti. Adriano conclude che, se si esclude la strada della tassazione degli extraprofitti, il «contributo volontario» delle aziende può effettivamente alleggerire i costi sostenuti dai cittadini, ma il suo funzionamento deve essere ancora perfezionato per evitare effetti negativi sulla concorrenza e sugli operatori più piccoli.
 
Paolo Pombeni, Il Messaggero
Sul Messaggero, Paolo Pombeni sostiene che le elezioni suppletive in Calabria offrano indicazioni limitate sulle prossime politiche, ma confermino soprattutto il peso del radicamento territoriale rispetto alle dinamiche nazionali e alle parole d’ordine dei partiti. L’affluenza è stata molto bassa, anche considerando che il dato ufficiale comprende gli elettori residenti fuori regione. Il risultato più atteso era quello di Futuro Nazionale: il 10,9% ottenuto da Domenico Giannetto appare significativo, ma va ridimensionato perché il candidato disponeva già di un consistente seguito personale maturato nella politica locale. Il voto non dimostrerebbe quindi ancora una capacità autonoma del partito di Vannacci di modificare gli equilibri elettorali. Anche il 51% ottenuto dal candidato del centrodestra Fabio Roscioli viene ricondotto soprattutto alle reti locali. Pur essendo un avvocato romano con legami limitati con la Calabria, Roscioli ha beneficiato del sostegno del presidente della Regione e del sindaco del capoluogo. Analogamente, il candidato del campo largo Frank Benedetto ha conservato con il 36,6% l’elettorato della propria area senza riuscire ad attrarre consensi significativi all’esterno. Il voto suggerisce dunque che la mobilitazione dei leader nazionali e la radicalizzazione delle identità politiche incidano meno delle strutture territoriali e dei sistemi locali di consenso. Pombeni conclude che il quadro politico italiano rimanga relativamente stabile: anche i sondaggi registrano generalmente oscillazioni contenute, mentre fenomeni di rottura come il Movimento 5 Stelle si sono successivamente stabilizzati. Futuro Nazionale potrebbe aggiungere una nuova componente alla geografia elettorale senza sconvolgerla. I partiti cercano di superare questa rigidità attraverso il premio di maggioranza, dopo l’insuccesso del maggioritario nei collegi uninominali, ma resta da vedere se il pluralismo politico impedirà ancora una volta una netta concentrazione del potere. Per ora, il voto calabrese mostra che il radicamento locale conta più dell’ingegneria elettorale e del populismo.
 
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