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Altro parere

Il piano Draghi spiegato con i Mondiali

Redazione InPiù 21/07/2026

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, Il Foglio
Sul Foglio Claudio Cerasa interpreta la vittoria della Spagna ai Mondiali come il simbolo del successo del modello europeo. A suo giudizio, il torneo ha confermato la centralità del calcio europeo, sia per il predominio delle nazionali sia per il ruolo dei campionati del continente nella formazione dei migliori giocatori. La Spagna, in particolare, avrebbe prevalso non grazie al talento di una singola stella, ma alla forza di un sistema organizzato, capace di valorizzare il collettivo. Secondo l’autore, le caratteristiche della nazionale spagnola – competitività, efficienza, organizzazione, continuità nella formazione dei talenti, integrazione e capacità di fare squadra – rappresentano le stesse qualità di cui avrebbe bisogno anche l’Unione europea. Dalla storia di giocatori come Ferran Torres e Nico Williams fino al percorso del commissario tecnico Luis de la Fuente, Cerasa individua esempi di un modello fondato sulla crescita interna, sulla valorizzazione delle competenze e sulla solidità delle istituzioni. Per Cerasa, il successo della Spagna offre quindi una metafora politica oltre che sportiva. Pur riconoscendo che l’Europa reale è spesso meno efficace di quella rappresentata dal calcio, sostiene che proprio questa vittoria dimostri il valore di un sistema basato su cooperazione, prevedibilità e organizzazione, contrapponendolo ai modelli personalistici e nazionalisti. Conclude che il trionfo spagnolo costituisce una lezione di europeismo e una conferma della forza del modello europeo quando riesce a esprimere pienamente le proprie potenzialità.
 
Giuseppe Vegas, Il Messaggero
Il Messaggero Giuseppe Vegas sostiene che il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham abbia presentato un programma ricco di obiettivi ma ancora privo di indicazioni concrete sulle misure necessarie per realizzarli. A suo giudizio, la novità più rilevante consiste nell’abbandono dell’impostazione economica liberista affermatasi con Margaret Thatcher a favore di un modello fondato su una maggiore spesa pubblica, sul rafforzamento del welfare e su una politica industriale orientata al rilancio della produzione nazionale. Secondo l’autore, questa svolta risponde alla crisi della globalizzazione e alla necessità di favorire il ritorno delle attività manifatturiere, ma pone interrogativi sulla sostenibilità finanziaria. Il rafforzamento del welfare, il decentramento amministrativo, gli investimenti nella difesa e nella transizione tecnologica richiederanno infatti risorse ingenti, mentre un aumento eccessivo della pressione fiscale potrebbe provocare reazioni negative da parte dei mercati, come dimostrato dalla crisi del governo Liz Truss. Per Vegas, il nuovo corso britannico segna anche un riavvicinamento culturale all’Europa continentale, nonostante la Brexit abbia formalmente sancito l’uscita dall’Unione. Pur riconoscendo che la separazione da Bruxelles abbia prodotto risultati inferiori alle attese, ritiene che il problema più profondo riguardi la crescente instabilità politica del Regno Unito. La crisi del tradizionale bipartitismo, la successione di governi e l’indebolimento della capacità di assicurare insieme rappresentanza e governabilità mettono infatti in discussione uno dei principali punti di forza della democrazia britannica, proprio mentre i modelli autoritari guadagnano consenso in molte aree del mondo.
 
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