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Elezioni, i sondaggi non sono oracoli
E c'è il rischio che vengano strumentalizzati
Nando Pagnoncelli 23/06/2026
Siamo certi che le coalizioni saranno due o l’eventuale sistema proporzionale favorirà un raggruppamento di centro e, nel caso, l’apparentamento tra forze politiche verrà annunciato prima delle elezioni? E, ancora, quali saranno le proposte, i punti programmatici delle coalizioni e delle singole forze politiche (che, ricordiamolo, sono in competizione tra loro anche se appartengono alla stessa coalizione). Si potrebbe davvero continuare, per esempio considerando l’astensione (è destinata ad aumentare o a ridursi a seguito dell’ingresso di nuovi protagonisti nell’agone politico?), per non parlare dell’indecisione (tra gli elettori che oggi dichiarano di voler andare a votare due su tre stanno valutando due diversi partiti) e del momento in cui decideranno cosa votare (alle ultime elezioni il 25% degli elettori ha deciso se e cosa votare nella settimana antecedente la data del voto). Alla luce di tutto questo una domanda sorge spontanea: perché di parla insistentemente di pareggio? È espressione della consueta ossessione previsiva dell’ecosistema mediatico e politico, analoga a quella che anima il dibattito estivo sul vincitore dello scudetto nel campionato di calcio non ancora iniziato, oppure siamo in presenza della volontà di influenzare le scelte istituzionali (legge elettorale, data delle elezioni, ecc.) e quelle politiche con l’ausilio di sondaggisti compiacenti? Se così fosse ci sarebbe da preoccuparsi, perché il sondaggio, da strumento di democrazia si trasformerebbe in un rischio per la democrazia.
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