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Francia, Le Pen ricondannata ma candidata

Il ricorso in Cassazione le consentirà di correre per la presidenza

Riccardo Perissich 08/07/2026

Francia, Le Pen ricondannata ma candidata Francia, Le Pen ricondannata ma candidata Noi italiani siamo abituati alle interferenze fra politica e magistratura, ma quello che sta succedendo in Francia è complicato da spiegare anche per noi. Marine Le Pen aveva ereditato da suo padre un piccolo partito di estrema destra radicale e antisemita; in quanto tale infrequentabile da parte di quello che lì si chiama “il fronte repubblicano”, cioè praticamente tutti gli altri. Negli anni è riuscita a farne una forza politica, sempre di estrema destra, ma con le caratteristiche del populismo che conosciamo in tutti i nostri paesi. Ciò l’ha portata a essere due volte candidata al secondo turno delle elezioni presidenziali e due volte sconfitta da Macron. Un anno fa il suo partito che ora si chiama Rassemblement National (RN) era diventata la principale forza politica in Parlamento e lei era favorita dai sondaggi per le elezioni presidenziali del 2027. Senonché un tribunale, al termine di un lungo processo, la condannò per abuso di fondi europei, a una forte pena di prigione accompagnata da una lunga ineleggibilità. Le Pen presentò ricorso in appello, ma la strategia sua e del partito se ne trovarono sconvolte. Con il suo accordo, il partito fece crescere la candidatura del suo delfino: il giovane Jordan Bardella. Il prescelto, giovane e più moderno è piaciuto all’elettorato di RN e anche un po’ oltre, malgrado la sua palese inesperienza. Il partito resta comunque in testa ai sondaggi quale che sia il candidato, a dimostrazione del fatto che l’elettorato potenziale di RN non sembra essere minimamente influenzato dal fatto che la “sua candidata” è stata riconosciuta colpevole di un reato finanziario abbastanza grave. È tuttavia sempre stato chiaro che, in attesa del giudizio di appello, la vera candidata restava Le Pen. Come inevitabilmente succede in questi casi, la candidatura di Bardella cominciava però ad avere vita propria non solo sul piano personale, ma anche su quello del messaggio politico. Queste differenze, che i media si sono ovviamente affrettati a enfatizzare, non toccavano i pilastri del programma di RN, ma erano comunque significative. Resta la profonda opposizione all’UE, anche se le velleità di Frexit sono state da tempo abbandonate. Resta soprattutto la totale chiusura all’immigrazione. Il messaggio di Bardella aveva però attenuato alcune tradizionali punte filo-russe. Le novità più importanti si notavano nel campo della politica economica, sociale e finanziaria, dove Bardella aveva assunto toni più compatibili con il mainstream conservatore europeo e meno legati al tradizionale populismo di Le Pen. 
 
 
In tutti i nostri paesi, divergenze di questo tipo, sono normalmente composte dalle istanze del partito o con il meccanismo delle primarie. In questo caso invece la decisione l’hanno in pratica presa i giudici di appello, che hanno reso il loro verdetto, bisogna dire, con diabolica abilità. La condanna è confermata, ma le pene sono molto attenuate. Soprattutto, l’ineleggibilità è ridotta al punto da diventare in pratica irrilevante per la scadenza elettorale della prossima primavera. Resta la pena del “braccialetto elettronico”, in sostanza la libertà vigilata, che potrebbe costituire un impedimento grave per una campagna elettorale. In sostanza i giudici, pur confermando la condanna, non si sono arrogati il diritto di impedire una candidatura molto popolare, ma si sono limitati a renderla più complicata, lasciando all’interessata la responsabilità di navigare in acque obiettivamente difficili. Dopo una giornata di discussioni probabilmente complicate in seno al partito, ieri sera Le Pen ha dichiarato di mantenere la sua candidatura, accompagnata da un ricorso in Cassazione che ha l’effetto di sospendere le pene e quindi anche la libertà vigilata. Con un gesto di indubbia abilità, ha inoltre presentato la sua candidatura come un tandem: lei alla Presidenza e Bardella, in caso di vittoria, a capo del Governo. Mossa abile anche perché Bardella potrebbe essere più capace di formare una coalizione con la destra tradizionale, probabilmente necessaria dopo le elezioni legislative. Resta da vedere come funzionerà il tandem nella campagna elettorale. Resta soprattutto da vedere come si organizzeranno le altre forze politiche e cosa riusciranno a fare per impedire una vittoria di LePen che sarebbe comunque una iattura per l’Europa. Ma questa è un’altra storia. 
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