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Altro parere

Nuovi mostri: il Renzacci

Redazione InPiù 17/06/2026

Altro parere Altro parere Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano
Nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio contesta l’idea che Matteo Renzi possa rappresentare un valore aggiunto per il centrosinistra. Citando un sondaggio realizzato da Lab21 per La Notizia, l’autore evidenzia come una parte consistente degli intervistati consideri Italia Viva una forza più respingente che attrattiva e ritenga che la presenza di Renzi possa ostacolare alcune tradizionali battaglie del campo progressista. Secondo Travaglio, questi dati confermerebbero che l’apporto elettorale dell’ex presidente del Consiglio non compenserebbe le perdite che la sua presenza potrebbe provocare tra gli elettori del Movimento 5 Stelle e della sinistra. Per questo critica le ricostruzioni di alcuni commentatori politici che attribuiscono a Renzi un ruolo decisivo nell’ascesa politica del generale Roberto Vannacci. L’editorialista prende di mira in particolare le interpretazioni secondo cui Renzi starebbe contribuendo a rafforzare Vannacci per indebolire Giorgia Meloni. A suo giudizio, questa tesi è contraddittoria, perché il consenso raccolto dal generale finirebbe comunque per gravitare nell’area della destra, ampliandone potenzialmente il bacino elettorale. Travaglio ripercorre poi alcune delle scelte politiche di Renzi, sostenendo che nel corso degli anni abbiano favorito indirettamente la crescita di Matteo Salvini prima e della stessa Meloni poi. Da qui la critica alla continua ricerca di nuovi spazi politici e alleanze da parte del leader di Italia Viva. Nella parte finale dell’articolo, l’autore utilizza la metafora del “parassita” per descrivere la strategia politica di Renzi, accusandolo di legarsi di volta in volta a soggetti diversi per trarne vantaggio. Anche il presunto ruolo di consigliere o sostenitore di Vannacci viene interpretato da Travaglio come l’ennesimo tentativo di ritagliarsi centralità nel dibattito politico. La conclusione è ironica: secondo l’editorialista, l’esperienza politica di Renzi dimostrerebbe che i suoi interventi producono spesso effetti opposti rispetto a quelli dichiarati.
 
Alessandro Sallusti, Libero
Su Libero, Alessandro Sallusti commenta il riavvicinamento tra Giorgia Meloni e Donald Trump dopo le recenti tensioni, sostenendo che il ritorno di un clima disteso tra i due leader finirà probabilmente per alimentare nuove polemiche da parte degli avversari della presidente del Consiglio. Secondo Sallusti, il rapporto della premier con i principali leader internazionali va letto alla luce di una concezione pragmatica della politica estera, orientata non alla distinzione tra amici e nemici, ma alla costruzione di relazioni personali dirette finalizzate alla tutela degli interessi nazionali. In quest’ottica, l’autore richiama anche il rapporto con il presidente francese Emmanuel Macron, che nonostante i contrasti avuti con Meloni l’ha accolta cordialmente al G7. Per il direttore di Libero, i rapporti tra capi di Stato e di governo non possono essere condizionati da simpatie o antipatie personali. Proprio per questo considera naturale che la presidente del Consiglio mantenga relazioni costruttive sia con Trump sia con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, indipendentemente dalle differenze politiche o dalle critiche provenienti dai rispettivi elettorati. Sallusti sostiene che sarebbe irrealistico immaginare un’Italia incapace di dialogare con i vertici degli Stati Uniti o dell’Unione europea. A suo giudizio, il compito di un leader è trattare con gli interlocutori che la realtà politica impone, perseguendo gli interessi del proprio Paese. L’editorialista conclude difendendo le capacità politiche di Meloni e la sua abilità nel muoversi sulla scena internazionale, respingendo l’idea che abbia bisogno di lezioni su come gestire i rapporti con gli altri leader mondiali.
 
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