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L'accordo Usa-Arabia sul nucleare…

…ridisegna gli equilibri mediorientali

Rocco Cangelosi 27/07/2026

L'accordo Usa-Arabia sul nucleare… L'accordo Usa-Arabia sul nucleare… La guerra con l’Iran prosegue senza una strategia chiara da parte di Trump. Questo vuoto di direzione sta accelerando un fenomeno ormai evidente: la regione si sta riorganizzando da sola, costruendo alleanze e contro‑alleanze per compensare una leadership americana che non garantisce più protezione automatica. Due schieramenti si stanno definendo con crescente nitidezza.  Il fronte abramitico – Israele, Emirati, Bahrein  e, più marginalmente, Marocco – punta su una confrontazione che riduca al minimo le capacità strategiche dell’Iran, contenendolo sul piano militare, economico e diplomatico.  
Il blocco sunnita – Arabia Saudita, Turchia, Pakistan, Egitto – preferisce invece una gestione più calibrata del confronto: deterrenza sì, ma senza scivolare in una guerra totale che destabilizzerebbe l’intera area assicurando a Israele una posizione egemonica non gradita nella regione.
 
 
 
In questo contesto, l’annunciato accordo sul nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita può essere letto come il tentativo di Trump di rilanciare gli Accordi di Abramo, portando Riyadh nell’orbita israelo‑americana per rafforzare il fronte anti‑iraniano. Ma il progetto incontra due ostacoli significativi:  il nodo palestinese, che l’Arabia Saudita non può ignorare senza perdere legittimità nel mondo sunnita;   il rischio di proliferazione nucleare regionale, che inquieta Israele e diversi Paesi del Golfo, timorosi che un programma saudita possa aprire la porta a una corsa atomica incontrollabile. A questo si aggiungono le ambizioni nucleari, tutt’altro che nascoste, di Turchia ed Egitto.
Sul fondo resta la domanda cruciale: come trattare l’Iran.  Il fronte abramitico spinge per una pressione continua che limiti drasticamente le sue capacità strategiche e ne depotenzi la minaccia .
Il blocco sunnita immagina invece un confronto bilanciato, fatto di deterrenza, aperture selettive e misure di confidence building. Ne emerge una fase nebulosa ma decisiva, segnata da una progressiva ridefinizione degli equilibri mediorientali. La debolezza americana apre spazio a nuovi attori globali – Cina e Russia – pronti a inserirsi nel vuoto strategico e a influenzare il prossimo ordine regionale.

 
 
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