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Il generale e la sfida a destra
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Redazione InPiù 17/06/2026
Nel suo editoriale sul Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia analizza l’ascesa del generale Roberto Vannacci e le possibili conseguenze per la leadership di Giorgia Meloni e per gli equilibri del centrodestra. L’autore ricorda che la vittoria elettorale del 2022 aveva consegnato a Meloni una solida maggioranza e il primo governo della storia repubblicana riconducibile a una destra costruita attorno a Fratelli d’Italia. Secondo Galli della Loggia, quel successo avrebbe potuto favorire un’apertura verso il centro e il coinvolgimento di forze moderate, scelta che però non è stata perseguita. L’emergere di Vannacci, accompagnato da una crescente visibilità e da sondaggi favorevoli, porta l’editorialista a chiedersi se dietro la storia del governo Meloni non vi siano dinamiche meno evidenti. Il generale rappresenta infatti un fattore potenzialmente destabilizzante per la maggioranza e potrebbe incidere sugli equilibri politici in vista delle prossime elezioni. Galli della Loggia colloca inoltre la vicenda nel contesto delle tensioni internazionali, segnato dall’aggressività della Russia e dal progressivo ridimensionamento della presenza americana in Europa. Ricorda come il sostegno all’Ucraina sia stato uno degli elementi caratterizzanti dell’azione di Meloni, una posizione che ha suscitato la dura ostilità di Mosca. In questo quadro richiama anche i rapporti che negli anni hanno legato Matteo Salvini e il suo entourage alla Russia, oltre al passato di Vannacci come addetto militare italiano a Mosca. Secondo l’autore, è sbagliato presentare Vannacci come un alleato della sinistra. Al contrario, il generale appartiene pienamente all’area della destra e raccoglie consensi facendo leva su problemi e malesseri reali, proponendo però soluzioni che Galli della Loggia giudica semplificate. Per l’editorialista, Meloni dovrebbe affrontare apertamente questa sfida politica, contrapponendo a Vannacci una destra europeista, conservatrice e liberale sui diritti. Una scelta che potrebbe rafforzarne l’identità politica e favorire un dialogo con il centro.
Giordano Stabile, La Stampa
Su La Stampa, Giordano Stabile sostiene che la spinta di Donald Trump verso una rapida soluzione della crisi nello Stretto di Hormuz sia legata soprattutto al rischio di una grave emergenza energetica globale. Richiamando il film Deepwater Horizon, l’autore paragona la situazione attuale a un problema sottovalutato che potrebbe trasformarsi in una crisi dai costi enormi. Secondo Stabile, gli operatori del settore ritengono indispensabile ripristinare rapidamente il normale traffico marittimo nello Stretto, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio. Anche in caso di soluzione immediata, sarebbero necessari settimane o mesi per riportare alla piena operatività petroliere, mercantili e infrastrutture energetiche del Golfo. L’editorialista cita inoltre informazioni diffuse dalla CNN su un accordo riservato tra Stati Uniti, Qatar e Iran che avrebbe consentito il passaggio delle navi attraverso Hormuz attraverso un’intesa legata a fondi iraniani custoditi a Doha. Un meccanismo che, secondo l’articolo, avrebbe contribuito a contenere le tensioni sui mercati. Un ulteriore motivo di preoccupazione riguarda le riserve strategiche statunitensi di greggio, scese ai livelli più bassi dagli anni Ottanta. Stabile richiama anche la situazione del deposito petrolifero di Cushing, in Oklahoma, considerato un indicatore cruciale per l’equilibrio del sistema energetico americano. Secondo l’autore, questi elementi spiegano l’urgenza con cui Washington cerca una via d’uscita dalla crisi. Tuttavia, all’interno dell’amministrazione americana rimangono divisioni tra chi privilegia la stabilità energetica e chi teme che eventuali concessioni possano rafforzare il regime iraniano. Per Stabile, la vera posta in gioco non riguarda soltanto gli equilibri geopolitici, ma la tenuta dell’intero mercato energetico mondiale e la possibilità di evitare una crisi dagli effetti globali.
Michele Serra, la Repubblica
“Vannacci non è tra i pericoli più gravi che corre l’umanità – commenta Michele Serra su la Repubblica-. Il sollevamento dei mari avrà conseguenze peggiori. Si capisce, in ogni modo, che la sua avanzata possa turbare gli animi democratici meno avvezzi agli urti dell’epoca. Si consiglia tuttavia di non strapparsi i capelli e strabuzzare gli occhi ogni volta che il fu generale, e la sua folta coorte, ripetono le solite vecchie cose di pessimo gusto che non pochi italiani di destra amano pensare da ben prima che Vannacci le codificasse: precedenti politici, precedenti giornali, precedenti elettori già le hanno dette. Tutto sono, tranne una novità. Per esempio che gli immigrati minano l’integrità della razza italica e dunque bisogna rimpatriarli (speriamo su treni non piombati) o che gli omosessuali sono ammalati da sottoporre, se gli si vuole un poco di bene, a cure mediche. Purché lo dicano a bassa voce, al dottore, che sono omosessuali, perché non se ne può più di questa ostentazione. Mica organizzano cortei, i reumatici o i cardiopatici o i diabetici. Sono pensieri che fanno parte del bagaglio culturale, e prima ancora psicologico, di parecchi nostri connazionali. Se ogni volta che li esprimono la sinistra sviene per il raccapriccio, loro sono molto contenti. Perché uno dei tasselli decisivi della loro identità è sentirsi corsari, irriverenti, coraggiosamente anticonformisti, “feccia” come ha detto compiaciuto lo stesso Vannacci in recenti adunate. Uno dei difetti dei tempi è — a tutti i livelli — non mantenere l’aplomb. Ci si scompone per troppo poco. Vannacci è solo il remake di vecchi film, non ha inventato il razzismo, non l’omofobia, tanto meno il fascismo. C’erano già. Li sta solo riorganizzando un poco meglio (più militarmente) del Salvini o dei fascisti più attempati. ps — Aiuta a normalizzare V. la sua crescente somiglianza con Alberto Sordi”.
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