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PurchÚ non manchi la stella. Il presepio in cento parole

Luca Villoresi, Donzelli 2019

Ex libris - Elisabetta Bolondi 06/12/2019

PurchÚ non manchi la stella. Il presepio in cento parole PurchÚ non manchi la stella. Il presepio in cento parole Papa Francesco a Greccio ha ricordato il primo presepio, quello ideato da San Francesco nel 1223, e ha inviato una lettera apostolica, Admirabile signum, nella quale esorta a riscoprire il valore del presepe non solo nelle case ma anche nei luoghi pubblici. Il libro pubblicato da Donzelli, “Purché non manchi la stella. Il presepio in cento parole” del giornalista Luca Villoresi, sembra rispondere proprio all’esortazione papale, nel raccontare, a laici e credenti, a esperti di storia e a “uomini e donne di buona volontà”, l’importanza del presepio nella storia, nella tradizione occidentale, nelle sue diverse e lontane origini antropologiche, corredando il breve ma esaurientissimo dizionario di immagini, celebri solo alcune,  che ne testimoniano la permanenza nelle nostre origini bimillenarie. Nell’ introduzione che l’autore chiama “Avvertenze per l’uso”, quasi fossimo sul  punto di maneggiare un oggetto prezioso e delicato, Luca Villoresi inizia la sua narrazione  con la scena madre della natività, tratta dal Vangelo, “Et reclinavit eum in praesepio”, servendosi poi di testi vetero e neo testamentari, testi apocrifi, soprattutto lo Pseudo Matteo, origini delle altre civiltà precedenti all’era cristiana, Mitra, Iside, Horus e tutti i vari piani di lettura che si sono sedimentati nello scorrere dei secoli, capaci di  rendere la scena del presepio un  vero incipit della identità occidentale. Si comincia dalla voce Abacuc, un profeta di molti secoli prima di Cristo, forse mal interpretato, che parla di due animali……i celebri bue e asino, che torneranno a vario titolo nelle diverse voci del dizionario; e poi, scorrendo i cento nomi, troviamo molte cose che sappiamo dall’infanzia, altre che credevamo di sapere, altre invece, molte, che ignoravamo del tutto. Interessante seguire Villoresi in diversi luoghi, seguendo diverse tradizioni, a ritrovare il  presepio spagnolo, quello genovese, sino al più celebre, il presepio napoletano.
 
In diverse epoche, con tanti personaggi mitologici,  storici, artisti, pittori, musicisti, che nel corso dei secoli hanno contribuito alla rappresentazione della natività nei modi più disparati. Molto interessante la spiegazione del ruolo che ciascuna statuetta rappresenta simbolicamente: gli animali, pecore, gallo, galline, cammelli, bue e asino, ognuno in un ruolo definito. Ma anche il fiume, il pozzo, il ponte, la paglia, il muschio, il forno, il formaggio, le uova, la neve, il mercato del pesce, ricoprono ruoli che nell’allestimento del presepio non sono mai casuali. Alla competenza storico-filologica, l’autore alterna tradizioni consolidate, echi di opere note, Natale in casa Cupiello, San Gregorio Armeno e i suoi presepiari che lavorano tutto l’anno, inserendo spesso nel palcoscenico tradizionale elementi della attualità, di cui solo i napoletani sono capaci; i quadri celebri delle natività opera dei tanti artisti che nel corso dei secoli hanno raccontato quell’evento, il Bambinello dell’Ara Coeli, gli zampognari, i tre re magi, ma forse erano  due o quattro, Erode il Grande e la strage degli innocenti, Maria e il manto azzurro, Giuseppe con il mantello marrone, la levatrice, il pastore dormiente, Benino, che forse ha sognato l’avvento del Messia. Un bel libro colto, informato, facile, pieno di sorprese, un bel regalo per un Natale un po’ meno consumista, un po’ più meditato.
 
 
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