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Le guerre parallele di Trump e Putin

…e la ricerca di una via di uscita

Rocco Cangelosi 07/09/2026

Le guerre parallele di Trump e Putin Le guerre parallele di Trump e Putin Le guerre di Trump in Iran e di Putin in Ucraina sono entrate in una fase di logoramento che nessuno dei due riesce più a controllare. Dopo mesi di scontri inconcludenti, è ormai evidente che una vittoria sul terreno è fuori portata. Da qui nasce la tentazione di una via di uscita negoziata, una soluzione politica che consenta alle due Amministrazioni di salvare la faccia dopo conflitti che hanno consumato risorse, consenso e credibilità. Nel Golfo, il controllo americano sullo Stretto di Hormuz garantisce il passaggio delle petroliere, ma la stabilità è solo apparente: noli e assicurazioni restano altissimi, segno che la crisi può riaccendersi in qualsiasi momento. Intanto il Medio Oriente si riallinea senza Washington. L’asse Arabia Saudita‑Turchia‑Pakistan, con l’Egitto pronto a unirsi, segnala una minore  fiducia nell’America. E l’accordo Grecia‑Israele, che estende l’Iron Dome a un Paese NATO contro un altro Paese NATO, rivela la disarticolazione dell’Occidente.
 
Sul fronte ucraino, Putin sfrutta la debolezza di Kyiv: tensioni interne, governo in affanno, difese aeree insufficienti. La disponibilità americana a fornire i Patriot sembra attenuarsi proprio mentre Mosca prepara nuovi bombardamenti sulla popolazione civile e intensifica le provocazioni di guerra ibrida contro Paesi NATO. In questo quadro si inserisce la visita di Kushner e Whitkopf a Mosca, che segue la sorprendente missione del direttore della CIA Ratcliffe: una sequenza che suggerisce la preparazione di una proposta americana per chiudere il conflitto, ma anche un avvertimento a Putin a non tirare troppo la corda con le sue operazioni ibride. E proprio mentre si moltiplicano i segnali di una possibile trattativa, arriva l’annuncio inatteso del Cremlino: Putin sospende i bombardamenti per tre giorni per consentire alla delegazione americana di recarsi a Kyiv. Un gesto che non cambia la natura del conflitto, ma che rivela la disponibilità — o la necessità — di aprire uno spazio negoziale. È il segnale più chiaro che Mosca e Washington stanno valutando una trattativa globale per uscire dalle rispettive impasse. Il rischio, per l’Europa, è enorme: un negoziato bilaterale che ridisegni l’ordine internazionale senza la sua presenza al tavolo. Una pace negoziata sopra la testa degli europei equivarrebbe a una marginalizzazione strategica e, per l’Ucraina, a una resa mascherata. È questo lo scenario da scongiurare con ogni mezzo politico.
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