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L'egemonia dei coglioni
Redazione InPiù 17/07/2026
Nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio commenta la cancellazione di Lupus in fabula, il programma radiofonico di Pietrangelo Buttafuoco su Rai Radio1, sostenendo che la decisione abbia una natura politica più che editoriale. L’autore cita le parole dello stesso presidente della Biennale di Venezia, che ha ironicamente confermato la chiusura della trasmissione, comunicatagli dal direttore con un mese di anticipo. Secondo Travaglio, Buttafuoco rappresenta una figura particolarmente scomoda per la destra al governo: non un intellettuale di sinistra, ma un uomo di destra, colto e indipendente, paragonato per autonomia di giudizio a Indro Montanelli nei confronti del berlusconismo. Ne ricorda il profilo culturale e la presidenza della Biennale, durante la quale avrebbe mantenuto un approccio inclusivo, aprendo tutti i padiglioni, compreso quello russo. L’editorialista afferma che tale scelta abbia attirato critiche e pressioni da parte delle istituzioni europee e del governo italiano, richiamando anche la riduzione di fondi europei destinati alla Biennale. In questo contesto, la soppressione del programma radiofonico viene interpretata come l’ultimo tassello di una più ampia emarginazione. Travaglio critica inoltre il dibattito sulle presunte epurazioni nella Rai dell’era Meloni, sostenendo che molti dei nomi frequentemente indicati come vittime di censura – da Fabio Fazio a Serena Bortone, passando per Roberto Saviano e Corrado Augias – non sarebbero stati realmente estromessi. A suo giudizio, i casi più significativi riguarderebbero invece personalità considerate non allineate, come Marcello Foa e ora Buttafuoco. L’editoriale si conclude con una riflessione polemica sull’egemonia culturale della destra, accusata di allontanare proprio le sue voci più autonome, e con una citazione attribuita a Giorgio Almirante sul rapporto tra amicizia e merito politico.
Maurizio Belpietro, La Verità
Secondo Maurizio Belpietro, nell’editoriale pubblicato su La Verità, la condanna definitiva a Mario Roggero era prevedibile fin dall’inizio della vicenda. Il gioielliere di Grinzane Cavour, che nel 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un terzo dopo aver visto moglie e figlia minacciate durante una rapina, viene descritto come un uomo esasperato da anni di aggressioni e incapace, in quel momento, di controllare la propria reazione. Belpietro ricorda che i giudici hanno qualificato il gesto come una vendetta, sottolineando però come Roggero avesse agito convinto di trovarsi di fronte a un pericolo reale, poiché i rapinatori impugnavano un’arma poi rivelatasi giocattolo. L’autore sostiene che la responsabilità morale ricada interamente sui malviventi, affermando che, se non avessero scelto di compiere la rapina, la tragedia non si sarebbe verificata. L’editoriale evidenzia inoltre le conseguenze già subite dal gioielliere: il peso della morte di due persone, il trauma per la sua famiglia e il risarcimento di circa un milione di euro ai familiari delle vittime. La pena inflitta, quasi 15 anni di carcere, viene giudicata sproporzionata, considerando che Roggero ha oggi 72 anni e, se sconterà interamente la condanna, uscirebbe dal carcere in età avanzata. Belpietro auspica un atto di clemenza, pur dichiarandosi scettico sulla possibilità che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella conceda la grazia. Conclude sostenendo che Roggero sia diventato il simbolo del fallimento di uno Stato incapace di proteggere i cittadini e collega il tema anche al futuro politico del Paese e alla prossima elezione del Capo dello Stato.
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