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Altro parere

L'ultima piazza

Redazione InPiù 10/07/2026

Altro parere Altro parere Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano
Nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio giudica fallimentare la manifestazione unitaria del centrosinistra a Napoli, sostenendo che l'immagine dei leader insieme interessi più ai commentatori che agli elettori. A suo avviso, il tradizionale asse destra-sinistra è stato sostituito dalla contrapposizione tra establishment e popolo, dopo che il centrosinistra avrebbe abbandonato le istanze sociali mentre la destra avrebbe conquistato il consenso popolare pur continuando a favorire gli interessi delle élite. Per l'editorialista, il vero nodo che divide la coalizione progressista è il riarmo europeo. Mentre Pd, Italia Viva e le forze centriste sostengono l'aumento delle spese per la difesa e il sostegno militare all'Ucraina, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra vi si oppongono. Secondo Travaglio, su questo tema non esiste alcuna mediazione possibile. L'autore osserva che, anche se la guerra in Ucraina dovesse concludersi prima delle elezioni del 2027, resterà aperta la questione del piano europeo di riarmo da 800 miliardi di euro. Il Pd, sostiene, sollecita il governo a utilizzare i prestiti del programma Safe per finanziare nuovi investimenti nella difesa, mentre M5S e Avs promettono di cancellare gli aumenti di spesa militare già programmati. Travaglio conclude che la credibilità di un'eventuale alleanza dipenderà dalla capacità di chiarire questa divergenza fondamentale prima del voto. A suo giudizio, comizi unitari, fotografie di gruppo e appelli all'unità risultano poco convincenti se le forze politiche mantengono posizioni opposte sulla politica di difesa. Per questo invita ciascun partito a chiedere consenso sulla propria linea, rinviando a dopo le elezioni ogni eventuale accordo di governo.
 
Maurizio Belpietro, La Verità
Su La Verità, Maurizio Belpietro sostiene che l'appello di Elly Schlein all'unità del centrosinistra, lanciato durante la manifestazione di Napoli, sia stato immediatamente smentito dai fatti. Oltre all'assenza di alcune forze centriste dal palco, osserva l'autore, la presenza di contestazioni da parte di esponenti dei centri sociali e di Potere al Popolo avrebbe evidenziato le profonde divisioni interne all'opposizione. Secondo Belpietro, il problema non è tanto costruire un'alleanza elettorale quanto riuscire a governare insieme dopo un'eventuale vittoria. A sostegno della sua tesi richiama i precedenti governi di Romano Prodi: quello nato nel 1996, caduto dopo il ritiro dell'appoggio di Fausto Bertinotti, e quello del 2006, conclusosi con la crisi provocata dal caso Clemente Mastella. Quelle esperienze, ricorda, portarono a una successione di governi fino al ritorno al potere del centrodestra nel 2008. L'editorialista ritiene che oggi la situazione sia ancora più complessa, perché il centrosinistra, a suo giudizio, non dispone né di un candidato premier condiviso né di un programma comune, mentre restano incerti anche i confini della coalizione. Al posto delle vecchie figure divisive, scrive, si affacciano nuovi protagonisti, dai leader di Alleanza Verdi-Sinistra a Matteo Renzi, fino ad altri possibili aspiranti a un ruolo di primo piano. Belpietro conclude che le divisioni sarebbero strutturali nel centrosinistra e destinate a riemergere anche in caso di successo elettorale. Richiama inoltre la caduta del secondo governo Conte, attribuita al ritiro del sostegno da parte di Renzi, e si chiede se il leader del M5S sia disposto a correre nuovamente lo stesso rischio pur di tornare a Palazzo Chigi. Secondo l'autore, un eventuale governo guidato dall'attuale opposizione avrebbe conseguenze negative per il Paese.
 
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