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Forza Virginia
Redazione InPiù 17/09/2026
Su il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio difende Virginia Libero, segretaria dei Giovani Democratici, dalle critiche ricevute dopo aver dichiarato alla Festa dell’Unità che, in caso di guerra, non sarebbero stati i giovani della sua generazione a combattere e che la sinistra dovrebbe organizzare i disertori. Travaglio interpreta le sue parole come una traduzione contemporanea dei principi costituzionali sul ripudio della guerra e sulla tutela dei diritti sociali, criticando quanti l’hanno insultata o derisa. L’autore contesta in particolare le accuse rivolte a Libero da esponenti del Pd come Giorgio Gori e Sandra Zampa, che hanno richiamato la Resistenza, il contributo degli Alleati alla liberazione dal nazifascismo e l’articolo 52 della Costituzione, secondo cui la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Travaglio sostiene che tali argomenti confondano la difesa dell’Italia prevista dalla Costituzione con la partecipazione a guerre combattute da altri Paesi. Il punto centrale dell’editoriale è il rapporto tra gli articoli 11 e 52 della Carta. Travaglio sottolinea che l’articolo 52 parla della difesa della Patria, mentre l’articolo 11 stabilisce che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Da questa lettura, l’autore considera incompatibile con la Costituzione l’invio di armi italiane all’Ucraina. Travaglio sostiene infine che il riferimento alla Resistenza non possa essere utilizzato per giustificare il sostegno militare a Kiev: i partigiani, osserva, difesero l’Italia dall’occupazione nazista insieme agli Alleati e all’Urss, mentre oggi l’Italia arma l’Ucraina contro la Russia. L’autore conclude quindi difendendo la diserzione come “dovere civico e valore morale”.
Sandro Iacometti, Libero
Su Libero, Sandro Iacometti interpreta l’abolizione del bollo auto annunciata da Giorgia Meloni come una svolta nella gestione del caro benzina. L’autore contrappone la misura agli sconti sui carburanti adottati dal governo Draghi, giudicati costosi e poco efficaci: nonostante circa sette miliardi spesi, con il diesel a 2,2 euro al litro, i contribuenti avrebbero percepito solo marginalmente il beneficio. Secondo Iacometti, le alternative discusse nelle settimane precedenti — dagli aiuti legati al reddito ai bonus benzina — sarebbero state troppo complesse, difficili da realizzare e potenzialmente esposte a truffe. Da qui la scelta di riprendere una storica proposta del centrodestra: abolire una delle tasse più odiate dagli italiani, già promessa in passato da Silvio Berlusconi senza essere concretizzata. Gli sconti su benzina e diesel proseguiranno, ma saranno ridotti. Dal 2027, invece, dovrebbe essere eliminato il bollo per circa 15 milioni di veicoli di media e bassa cilindrata, pari al 70% del totale, oltre ai motocicli. Il costo stimato è di 2,3 miliardi di euro, una cifra simile a quella finora impiegata per gli sconti sui carburanti. La differenza, osserva l’autore, è che l’abolizione del bollo produce un vantaggio più concreto e visibile per chi utilizza auto e moto. Iacometti riconosce la dimensione elettorale dell’intervento, ma respinge il paragone con le promesse puramente propagandistiche del passato. La misura sarebbe piuttosto il primo segnale di una strategia fiscale più ampia, coerente con il percorso del centrodestra dal 1994 e con il governo Meloni dal 2022. L’abolizione del bollo viene così presentata come una scelta di campo: un messaggio all’elettorato conservatore e moderato e un’anticipazione della direzione delle prossime leggi di bilancio e della futura legislatura, orientata alla riduzione delle tasse.
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