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Dalla tregua nel Golfo alla nuova centralità ucraina
Nel mondo che si sta delineando la forza non basta piu'
Rocco Cangelosi 25/05/2026
Intanto il baricentro della crisi internazionale torna a spostarsi sull’Ucraina. Gli attacchi mirati di Kiev mettono sotto pressione il Cremlino, e la risposta russa — bombardamenti pesanti e indiscriminati — non intacca la capacità di resistenza ucraina, né la sua determinazione strategica. In questo quadro, la proposta di Friedrich Merz per una membership associata dell’Ucraina all’Unione Europea diventa un acceleratore politico decisivo: accesso immediato alle istituzioni europee, senza diritto di voto ma con strumenti concreti. Non è adesione, ma la rende irreversibile. Se la bozza Usa-Iran verrà accettata, la combinazione di tregua nel Golfo, isolamento israeliano e rilancio europeo sull’Ucraina ridisegnerà la geografia del potere: gli Usa chiudono fronti per loro secondari, l’Europa ritrova un ruolo, la Russia reagisce ma arretra, l’Iran sopravvive, Israele paga il prezzo delle sue scelte. In questo quadro, la Cina osserva e calibra: evita di esporsi, preserva i rapporti con Mosca, favorisce una tregua che le consente di mantenere stabilità energetica e margini di influenza. Pechino non guida il processo, ma resta il convitato di pietra che misura ogni mossa in funzione dei propri interessi globali. È un equilibrio instabile, ma segna un cambio di fase. Nel mondo che si sta delineando, la forza militare non basta più: conta la capacità di costruire alleanze.
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