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Il ponte di Genova non può essere un modello

Tutti lo invocano per accelerare le opere pubbliche e battere la burocrazia

Paolo Mazzanti 29/04/2020

Il ponte di Genova non può essere un modello Il ponte di Genova non può essere un modello Tutti dicono che per accelerare le opere pubbliche e sconfiggere la burocrazia bisognerebbe adottare il "modello Genova" con cui si sta ricostruendo a tempo record il ponte, di cui ieri è stato celebrato il completamento del tracciato.  Ma purtroppo il ponte di Genova non può diventare un modello perché la sua eccezionalità difficilmente potrà essere replicata. In primo luogo, il nuovo ponte è totalmente finanziato, mentre le infrastrutture normali procedono per stati d'avanzamento e magari a un certo punto i soldi finiscono e non ne vengono stanziati subito altri per carenza di cassa. In secondo luogo, alla ricostruzione genovese hanno partecipato tre cordate d'imprese e le due perdenti non si sono sognate di ricorrere al TAR contro i vincitori, perché bloccando i lavori sarebbero diventate nemiche della Patria. Gli unici ricorsi sono stati di Autostrade che in quanto concessionaria rivendicava il diritto di costruire lei il ponte, ma senza richiesta di sospensione dei lavori. Nelle infrastrutture "normali" è invece del tutto "normale" che le imprese che perdono gli appalti ricorrano al TAR, con richieste di sospensiva, e ciò ritarda fatalmente i lavori. Quindi il ponte può essere un modello solo se le imprese di costruzione, che ogni giorno chiedono lo snellimento delle procedure, s'impegnano a rinunciare ai ricorsi al TAR.
 
Terzo, la ricostruzione del ponte non ha richiesto espropri perché è avvenuta sul tracciato del vecchio Morandi crollato, mentre si sa che i frequentissimi ricorsi dei proprietari espropriati sono tra le maggiori cause di lungaggini. Infine, tutti gli uffici pubblici che hanno dovuto autorizzare il ponte sotto la regia del Commissario-Sindaco Bucci, hanno lavorato rapidamente perché avevano addosso gli occhi del mondo, il che non potrebbe accadere con la stessa celerità per tutte le altre opere pubbliche, anche se qui si potrà sicuramente migliorare col ricorso più esteso ai commissari. Quindi la burocrazia ha le sue colpe, che vanno certamente sanate. Ma non ha tutte le colpe. E temiamo che il "miracolo" del Ponte di Genova resterà purtroppo un'eccezione.
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Girolamo Dell'Olio 01/05/2020 23:52
... mi sembra che Paolo Pagliaro, stasera a 'Otto e mezzo' su La7, l'abbia citata a sproposito, a conforto di una tesi opposta alla sua, che mi sembra invece assai più sensata e rispondente alla realtà dei fatti.
Paolo Mazzanti 05/05/2020 11:18
Caro Dell'Olio, ho avuto anch'io la stessa impressione, cioè che "Otto e mezzo" abbia citato il mio pezzo di InPiu' a supporto di una tesi parzialmente diversa. "Otto e mezzo" ha sostenuto che a certe condizioni il Ponte di Genova puo' essere un modello, io sostengo che non puo' esserlo, perche' del tutto eccezionale. In particolare per cio' che riguarda i mancati ricorsi al TAR delle imprese che hanno perso l'appalto e dei proprietari espropriati, che a Genova non ci sono stati. Intervenire su questi due aspetti, che sono tra le maggiori cause di lungaggini delle opere pubbliche "normali" e' complicatissimo, perche' si dovrebbero limitare i diritti di imprese e cittadini. Sono contento che la pensi come me. Grazie e un cordiale saluto.
Paolo Mazzanti