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La tv dei populisti

Una ricerca analizza il rapporto tra televisione commerciale e comportamenti elettorali

Giancarlo Santalmassi 09/07/2019

Barbara D'Urso e Silvio Berlusconi Barbara D'Urso e Silvio Berlusconi Ricordate che gridava ai quattro venti trent'anni fa la sinistra? "Non s'interrompe un'emozione": colpa delle interruzioni pubblicitarie di cui era infarcita la programmazione Fininvest dell'odiato Berlusconi. A favore di costui, il fatto che se l'interruzione pubblicitaria interrompeva un'emozione, in compenso gonfiava il portafogli. Pagavi il canone per avere la Rai, mentre Fininvest era gratis. Pagati con la pubblicità, appunto. Ed ecco la domanda: guardare la Tv commerciale induce il voto populista? Se lo è chiesto una ricerca americana, oggi, ma già gli svedesi due anni fa. Sotto gli occhi l'influenza che la tv commerciale ha esercitato sulle scelte di voto 10 anni dopo che Berlusconi nel 1994 si diede alla politica. Ricordate la rivoluzione di "Drive In"? Inventiva e creatività che la Rai, seduta sul suo monopolio, non era nemmeno capace di immaginare. Aveva profilato le sue reti abilmente (Canale 5 generalista, Rete 4 femminile, Italia 1 giovanile). E così aveva trasformato l'"homo spectator" in ceto commercial-elettorale. Tanto che Giovanni Sartori scrisse "Homo videns".
 
Una ricerca intitolata "The Political Legacy of Entertainment Tv" condotta da tre ricercatori italiani: Paolo Pinotti (docente di analisi delle politiche Università Bocconi), Ruben Durante (professore di economia a Barcellona e a Parigi) e Andrea Tesei (ricercatore alla Queen Mary University, Londra) ne analizza gli effetti. Per loro, lo sviluppo di Mediaset negli anni Ottanta, durante i quali la sua copertura non era uniforme sul territorio italiano, il fatto che raggiungesse solo parte della popolazione, costituisce la migliore approssimazione possibile della condizione sperimentale ideale: se nel 1980 l'esposizione ai programmi Mediaset era nulla e nel 1990 la sua copertura era pressoché totale, il 1985, con la sua copertura incompleta, rappresenta un'ottima occasione. Naturalmente 20 anni di un Berlusconi che avrebbe avuto i numeri per modernizzare il paese ma li ha utilizzati solo per proteggere i suoi interessi (non avrebbe mai voluto fare un tg, per tenersi le mani libere. Infatti quando fu obbligato ad averlo, Scalfaro gli impose la "par condicio").
 
Così dalle elezioni del 2013, l'irrilevanza, la residualità di Mediaset non ha più premiato Forza Italia: il maggiore consenso elettorale si sposta sul M5S. O meglio: è possibile che il linguaggio che la tv di intrattenimento contribuì a diffondere abbia abituato gli elettori a messaggi più semplici, rendendoli più vulnerabili ai populisti. Dal punto di vista ideologico, i messaggi di Berlusconi e di Grillo sono molto diversi, è proprio ciò a rendere la questione ancora più interessante: la tv non ha fatto diventare più di destra o più di sinistra, ma più sensibile a un certo tipo di messaggi. L'obiezione che si potrebbe porre è che un partito come il M5s ha sfruttato dei mezzi di comunicazione differenti da quello televisivo: internet e i social. Ma a mio avviso il meccanismo è lo stesso. Solo che Berlusconi con la tv ci ha messo 20 anni. Casaleggio con la rete 3. Salvini con Twitter 1.
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