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Altro parere

Se il re della tv spegne se stesso

Redazione InPi¨ 13/11/2019

Altro parere Altro parere Pino Corrias, Repubblica
Pino Corrias su Repubblica commenta il rifiuto di Berlusconi di essere ripreso in viso mentre si avvale della facoltà di non rispondere al processo d’appello sulla trattativa Stato-mafia. “Il re della televisione in primo piano rifiuta per la prima volta il primo piano della televisione. Il re dell’immagine chiede di cancellare la sua immagine. E insieme, il re della parola sceglie di restare muto. Non è per niente simbolica questa uscita di scena dal palcoscenico pubblico italiano che Silvio Berlusconi compie nell’aula di giustizia del tribunale di Palermo, processo Trattativa, chiamato a testimoniare dal suo migliore amico, Marcello Dell’Utri, già condannato per mafia. Quel buio segna l’addio a tutta la loro storia, vissuta spalla a spalla, dai tempi in cui nacque la televisione commerciale, anno 1976, Silvio a riempire i palinsesti, Marcello i forzieri di Publitalia. E poi nel fatidico 1994, Silvio a indossare i panni pubblici del nuovo leader del Miracolo italiano, e Marcello a costruirgli pezzo per pezzo il partito, prelevando dall’azienda le facce in doppiopetto dei colonnelli di Publitalia per trasformarli in deputati. Tutti scelti a sua immagine e somiglianza. E dunque sempre il sorriso per conquistare. L’eloquio per convincere. Il sogno da immaginare. Il teatro al posto del teatrino. E per lui, il capo, sempre le fanfare dell’one man show: il mattatore. Che ai tempi d’oro diceva: «L’immagine è il bene più prezioso di un uomo». Ora quel buio segna un cambio cruciale nel culto della propria immagine che anziché prosperare sotto alle mille luci dello spettacolo politico,per la prima volta ha bisogno, per sopravvivere, di rendersi invisibile. Di negarsi agli archivi della memoria per provare a rimanere memorabile. Glielo hanno chiesto i suoi avvocati per un piccolo vantaggio processuale. Accettato senza accorgersi del catastrofico svantaggio che stava incorporando: un fuori scena provvisorio ad annunciare quello che la nuova destra e l’anagrafe stanno già rendendo permanente”.
 
Mattia Feltri, La Stampa
Nel suo Buongiorno sulla Stampa Mattia Feltri racconta un aneddoto indicativo delle trasformazioni tecnologiche e sociali che stiamo vivendo. “A Bedonia, in provincia di Parma, gli studenti delle elementari e delle medie hanno ricevuto un’offerta allettante da Amazon: uno sconto su prodotti di cancelleria, zaini, strumenti musicali. Il sindaco non l’ha presa benissimo. Ha mandato una lettera ai ragazzi e, non potendo rilanciare sul prezzo, s’è giocato l’orgoglio di campanile: voi siete il futuro di Bedonia, comprate nei negozi del paese e lo salverete dalla multinazionale che, dietro la favola del progresso, sfrutta i nuovi schiavi (il succo è questo, la lettera è molto più garbata)”. Per Feltri, “era difficile mettere insieme un discorso più scalcinato e suicida. Agli scolari, seduti ai banchi per edificare un domani da cui non siano travolti, toccherebbe invece dire: è in corso la quarta rivoluzione industriale, quella del digitale, dopo quelle del vapore, dell’elettricità e dell’informatica; le rivoluzioni destano spavento e provocano disoccupazione, e questa, più veloce, fa ancora più paura e genera ancora più diseguaglianze, ma dalle rivoluzioni si è sempre usciti con più ricchezza e più diritti, e resistere al mondo che cambia è un’illusione nella quale l’uomo si è spesso malamente impantanato; la politica dovrà fare il suo, ma voi studiate perché nei Paesi più tecnologicamente avanzati di disoccupazione ce n’è meno; studiate qui e poi andate in un’università a studiare l’interazione tra uomo e macchina, l’intelligenza artificiale, la robotica, il management, l’ingegneria, prendetevelo questo mondo, non scappate, prendetelo per il bavero e rendetelo migliore”.
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