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Fisco, progressività continua o a scaglioni
Come migliorare l'imposta sui redditi
Vincenzo Visco 19/10/2026
L’imposta sarebbe facilmente manovrabile attraverso la variazione dei parametri che ne determinano forma e andamento, e quindi non si presterebbe facilmente a manovre circoscritte solo ad alcuni livelli di reddito che, come dimostra l’esperienza italiana, hanno l’effetto di deformare la progressività dell’imposta e ad introdurre forme di irrazionalità evidenti. Se poi si volesse indicizzare il prelievo per evitare il fenomeno del fiscal drag, basterebbe variare adeguatamente i parametri della funzione, ancora una volta evitando interventi limitati o discriminatori, il che nella situazione italiana equivale alla difesa dei ceti medi. Ma vi sono altri due aspetti tecnici che è utile sottolineare: la funzione continua evita i salti dell’imposta marginale nel passaggio da uno scaglione a quello successivo e la permanenza in questo di redditi via via più elevati (fino allo scaglione successivo), e quindi, a parità di imponibile e di gettito, consentirebbe di applicare aliquote (lievemente) inferiori rispetto all’imposta a scaglioni. Inoltre, nella situazione attuale dell’Irpef questa soluzione tecnica è l’unica che renderebbe possibile l’unificazione dell’imposta che oggi consiste in tre diversi prelievi (uno per i dipendenti, uno per gli autonomi, e uno (il più sfavorevole) per i pensionati) in un unico prelievo sul reddito. Sul piano politico, è ovvio che una progressività continua è l’opposto logico di una flat tax. Ciò detto, rimane il fatto che in una imposta sul reddito ciò che è veramente importante è la base imponibile. Se essa è carente, come in Italia, non è certo la progressività continua che può risolvere il problema.
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