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I giovani e l'illusione di meno tasse

L'idea di creare un regime fiscale separato e privilegiato

Vincenzo Visco 26/10/2026

I giovani  e l'illusione di meno tasse I giovani e l'illusione di meno tasse I recenti avvenimenti, le dimostrazioni, gli scontri, i saccheggi hanno stimolato un ampio dibattito sulle cause di quanto sta avvenendo in Italia, Francia, e non solo. Per la prima volta è emersa la questione giovanile come questione sociale da indagare e provare a risolvere. In tale contesto, molto complicato e per certi versi drammatico, dalle forze politiche è giunta finora una sola proposta che unisce il governo ed Italia Viva: abbassiamo le tasse per i giovani. Si va dall’idea di creare un regime fiscale separato e privilegiato per tutti coloro che hanno un’età inferiore ad un certo limite, a quella governativa di ridurre l’Irpef per i nuovi assunti purché “giovani”: non è chiaro se per un anno, per sempre, né se il bonus resterà in vigore per i beneficiati per un numero di periodi di imposta limitato, o cosa succede in caso di un cambio di lavoro, ecc. La cosa importante è il messaggio che, per loro, le tasse vengono ridotte.
 
Il messaggio è culturalmente deprimente: la riduzione delle imposte sembra l’unico rimedio che la maggioranza, ma anche buona parte dell’opposizione, sa immaginare per far fronte a problematiche diverse e di tutti i generi, con la visione sottostante che le tasse sono la causa di ogni disfunzione economica, una intollerabile limitazione della libertà individuale, un peso persecutorio per i cittadini. Non a caso ad ogni provvedimento che transita in parlamento si tenta di appiccicare una qualche agevolazione fiscale. L’effetto di questo approccio è non solo la distruzione di ogni logica unitaria del sistema fiscale, ma anche la creazione di distorsioni che interferiscono (negativamente) con un corretto funzionamento del sistema economico. Nel caso specifico, inoltre (e soprattutto), si trascura il fatto che i giovani chiedono ascolto, attenzione e soluzione di problemi che sono generali, collettivi, e non solo individuali. In altre parole, non sanno che farsene di poche decine di euro l’anno. Inoltre, si dimentica che i giovani oggi difficilmente trovano lavoro, e se lo trovano si tratta spesso di lavori precari, part time o part period, comunque mal pagati e con retribuzioni che spesso si collocano sul limite dei minimi imponibili esistenti, o poco al si sopra, per cui l’elargizione proposta rischia di apparire piuttosto come una provocazione che come un intervento utile.
 
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