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Buttafuoco: Lega e Forza Italia, attenti ai sabotatori

Francesco Specchia, Libero, 7 giugno 2021

Redazione InPiù 11/06/2021

Buttafuoco: Lega e Forza Italia, attenti ai sabotatori Buttafuoco: Lega e Forza Italia, attenti ai sabotatori Coalizione allargata, confederazione, partito unico, patchwork di anime: comunque lo si definisca, l’ardente abbraccio tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi solletica scenari inediti nel centrodestra. Per Pietrangelo Buttafuoco, scrittore, giornalista, autore (se lo chiami “intellettuale” mette mano al revolver), intervistato il 7 giugno su Libero, è «la maggioranza silenziosa che comincia ad alzare la voce». Pietrangelo, la possibile fusione con la Lega, benedetta da Berlusconi, sta producendo entusiasmi e malumori. Alcuni in Forza Italia la considerano un’Opa di Salvini; lo è davvero? «Non so. Quai soggetti sono impegnati in una guerra civile a cui il popolo di destra non s’appassiona. Interessante è la reazione interna alla proposta di coalizione che hanno avuto le ministre di Forza Italia Gelmini e Carfagna che sono più un’emanazione della politica romana, sono la parte ebbra di rapporti col sistema. Ma un conto è l’elettorato, un conto i gruppi parlamentari, un altro ancora i leader». Ma questa somma algebrica di elettorati di centrodestra non è un rischio? Da che mi ricordo gli ircocervi elettorali non funzionano. «Ti sbagli. L’elettorato del centrodestra è un unico corpo, se ne fotte di tutto questo e si sposta a seconda delle proposte. Ed è imprevedibile. Ti ricordo che durante il governo gialloverde il travaso dei consensi dei Cinque Stelle non fu verso il Pd, ma verso Salvini. Gli elettori, se il sistema va male, scelgono sempre l’antisistema. I 5 Stelle al Sud fecero un miracolo: per la prima volta il mezzogiorno scelse un partito “contro”. Poi il M5S pensò bene di allearsi col Pd, sistema puro. E il popolo, disorientato, ora sceglie Fratelli d’Italia. Vedi, l’analisi della realtà è molto più semplice rispetto a quella dei politologi. Ti piace Totò?». Sì. Ma che c’entra ora Totò con i sovranisti e i popolari, con Silvio e Matteo. Totò e Peppino? «No, no. Totò c’entra sempre. La politica come la vita si divide - diceva Totò - tra le azioni degli uomini e dei caporali. I caporali sono i soverchiatori, quelli che lavorano nell’ombra. Sono da sempre nel deep state: c’erano nelle sacche dell’Italia umbertina, tra i gerarchi fascisti, nell’Italia democristiana, nelle scuole di formazione del partito comunista. Poi, sicuramente, la gente si innamora dei leader; ma non considera la smagliante capacità di interdizione dei caporali, ossia la minoranza egemone». Non afferro bene. Al di là dei caporali, metafora (mi pare) della vecchia politica, la federazione Salvini-Lega, argomento finora tabù, va fatta? Come la vedi da eretico conservatore? «Berlusconi e Salvini sono costretti a stare insieme. La vedo positivamente come un modo per ampliare la possibilità di scelta. Ma Silvio e Matteo, secondo me, devono ripetere, ora, l’operazione di dottrina politica di D’Alema che a Prodi disse: “Ti consegniamo la nostra forza”. Come Garibaldi che conquistò l’Italia ma - ben sapendo che le élite lo consideravano ancora un ladro di cavalli - consegnò tutto al re Vittorio Emanuele e Cavour».
 
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