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Cassese: «Lo strapotere dei pm vìola la Costituzione»

Pietro Senaldi, Libero, 31 maggio

Redazione InPiù 04/06/2021

Cassese: «Lo strapotere dei pm vìola la Costituzione» Cassese: «Lo strapotere dei pm vìola la Costituzione» Lo strapotere dei pm vìola la Costituzione. Non usa mezzi termini Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale ed eminenza istituzionale, intervistato da Pietro Senaldi per Libero del 31 maggio. Professore, lei è stato molto critico nei confronti del governo giallorosso: che cosa lo ha fatto cadere davvero a suo avviso? «L’errata gestione dei rapporti con le Regioni che ha trasformato l’Italia in un Paese ad Arlecchino. L’incertezza dell’indirizzo politico. Le molte parole e i pochi fatti. L’adozione continua di norme incomprensibili. L’imprevidenza (non si poteva partire prima con i vaccini?). L’abuso dei Dpcm. L’accentramento a Palazzo Chigi per non fare». Cosa è cambiato con Draghi nella lotta alla pandemia e nell’azione di governo? «Draghi ha un certificato di credibilità internazionale che nessun altro ha in Italia. Guida il governo come può condurlo una persona che conosce la politica e la macchina. Pronuncia poche parole e fa molti fatti. Ha una base parlamentare più ampia. Anche nel governo Draghi ci sono dei “nei”, come l’aver adottato un Dpcm, l’aver prorogato l’emergenza, il lasciare che qualche ministro parli troppo per “comunicare”, invece che per annunciare decisioni». Perché Mattarella, dopo essere rimasto a lungo in silenzio malgrado gli scandali, ha deciso di cambiare linea e dire chiaramente che la giustizia va riformata? «Non è stato silente. Il problema è quale azione possa intraprendere per porre rimedio a questa critica situazione della magistratura». Quali sono gli ostacoli che troverà il ministro Cartabia nella sua opera riformatrice e da dove bisognerebbe partire? «È partita col piede giusto, cercando rimedi alla lunghezza dei processi, perché l’organizzazione e il funzionamento della giustizia sono molto rudimentali. Dovrà poi passare al più spinoso tema delle procure e del Consiglio superiore della magistratura. Qui si scontrerà contro con quel 20 per cento di magistrati che sono addetti alle funzioni investigative e che hanno trasformato gli organi di accusa in un nuovo potere dello Stato». Nella magistratura è cambiato qualcosa dopo lo scandalo Palamara? «Quello che è cambiato l’ha indicato molto chiaramente il presidente della Repubblica. Vi è stata una perdita di credibilità della magistratura. Basta vedere i sondaggi. La fiducia degli italiani nella magistratura è diminuita di 40 punti. Consideri, però, anche quest’altro aspetto: la magistratura ha colpito sé stessa con la stessa arma usata per mettere alla gogna cittadini onesti». Ritiene che il potere della magistratura travalichi in qualche cosa i limiti della Costituzione? «Bisogna distinguere. Vi sono ottimi giudici che svolgono la loro funzione giudicante e tra questi vi sono anche capi di istituto esemplari che riescono a non far accumulare arretrati. Completamente separata e diversa è la posizione dei procuratori- investigatori. Questi hanno sviluppato un nuovo potere dello Stato, che certamente va oltre il dettato costituzionale. Pensi soltanto a quella norma dell’articolo 111 della Costituzione secondo la quale la persona accusata di un reato è “informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico”. Le pare una norma rispettata?».
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