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Birol: Emissioni zero è possibile. Stop ai nuovi pozzi di gas e petrolio

Luca Fraioli, la Repubblica, 18 maggio

Redazione InPiù 22/05/2021

Birol: Emissioni zero è possibile. Stop ai nuovi pozzi di gas e petrolio Birol: Emissioni zero è possibile. Stop ai nuovi pozzi di gas e petrolio Stop alla produzione di automobili a combustione interna entro il 2035. Dal 2030 installazione ogni anno di impianti eolici e fotovoltaici pari a quattro volte la potenza installata nel 2020 (che pure è stato un anno record per le energie rinnovabili). Nessuna nuova miniera di carbone o pozzo da cui estrarre petrolio o gas naturale. E’ un programma ambizioso quello delineato dal direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea) Fatih Birol, intervistato da Luca Fraioli per la Repubblica del 18 maggio. Iea che sta preparando Net Zero by 2050: a Roadmap for the Global Energy Sector. Un documento presentato ai leader del G20 e che servirà come bussola nelle trattative della Conferenza Onu sul clima che si terrà a Glasgow in novembre. Direttore Birol, il vostro rapporto fissa le tappe da qui al 2050. Sembra una impresa improba. «In effetti è una sfida colossale, forse la più grande mai affrontata dall’umanità. Ma le nostre analisi ci dicono anche che è fattibile. È però fondamentale sapere come agire. Molti grandi Paesi si sono impegnati ad azzerare le emissioni di CO2 entro i prossimi decenni, la maggior parte entro il 2050. Ma non tutti i decisori politici hanno compreso fino in fondo quali sono i cambiamenti necessari per decarbonizzare davvero il comparto energetico. Il nostro è il tentativo più completo mai fatto per mostrare cosa significa per il settore dell’energia avere zero emissioni entro il 2050». Non tutti i Paesi però avranno la volontà o la forza di seguire la roadmap della Iea. «Sì, ogni nazione farà il suo cammino. Alcuni saranno più rapidi nella decarbonizzazione, altri procederanno più lentamente. Ma una cosa deve essere chiara: se la maggioranza dei Paesi non seguirà questa roadmap a livello globale non avremo alcuna chance di raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni nel 2050. Ci sono però buoni motivi per sperare». Per esempio? «I governi sanno di dover agire. E non solo per contrastare l’emergenza climatica, ma anche perché se non adegueranno le loro economie le loro infrastrutture energetiche rimarranno indietro rispetto a Paesi concorrenti che avranno saputo cogliere questa occasione. C’è una corsa ad avere economie moderne e pulite. Chi non si muoverà in quella direzione sarà penalizzato». L’Europa che ruolo gioca in questa rivoluzione-competizione energetica? «Ne ho parlato a lungo con il vicepresidente della Commissione, Timmermans. Se l’Europa seguirà la nostra roadmap dovrà ammodernare la sua industria energetica e potrà diventare leader del settore. Oggi ci sono Paesi che esportano petrolio, carbone, gas. In futuro si esporteranno tecnologie per l’idrogeno, per l’eolico off-shore, per le batterie. La Ue può cogliere questa occasione, con grandi benefici economici per i suoi cittadini». 
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