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Bruti Liberati: al Csm una vicenda incomprensibile

Giuseppe Guastella, Corriere della Sera, 7 maggio

Redazione InPiù 07/05/2021

Edmondo Bruti Liberati Edmondo Bruti Liberati Il nuovo scandalo che sta investendo il Consiglio Superiore della Magistratura sulla presunta “loggia Ungheria” trae origine da comportamenti «incomprensibili». Parola di Edmondo Bruti Liberati, ex componente del Csm, ex presidente dell’Anm ed ex numero uno della Procura di Milano dal 2010 al 2015, intervistato sul Corriere della Sera del 7 maggio da Giuseppe Guastella. Cosa ne pensa della vicenda del pm Storari che dà verbali al consigliere del Csm Davigo, sostenendo che a Milano frenano l’inchiesta? «Per me è una vicenda incomprensibile. Su quali debbano essere i rapporti tra il Csm e le indagini e i processi c’è una circolare del 1994». Davigo ha detto di essersi attenuto alle regole. «La circolare va letta interamente. Il principio generale è netto: al Csm è precluso ogni intervento sul merito di indagini e processi, ma può e deve acquisire notizie su procedimenti penali in corso, anche se coperti dal segreto investigativo, quando riguardano profili disciplinari, trasferimento di magistrati per incompatibilità ambientale e criteri di organizzazione degli uffici. Dice che spetta all’ufficio del pm valutare le ragioni che possono rendere inopportuna, in una determinata fase, la comunicazione di notizie che possano compromettere lo sviluppo delle indagini. E’ accaduto che, anche senza richiesta, i procuratori abbiano comunicato immediatamente le notizie o abbiano ritardato. In altri casi, a richiesta del Csm, hanno subito adempiuto o si sono riservati di farlo appena cessate le esigenze investigative. Le notizie che il Consiglio acquisisce sono coperte dal segreto al quale è vincolato di conseguenza ogni componente. La circolare, ovviamente, non prevede un’eventuale irrituale acquisizione diretta di notizie da parte di un singolo consigliere». Le è mai capitato quando era al Csm che qualcuno glielo proponesse? «No. Non avrei mai ricevuto informalmente atti e se qualcuno me li avesse sbattuti sul tavolo li avrei immediatamente consegnati all’istituzione Consiglio».
 
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