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Stanzione: il pass vaccinale non va, troppi rischi per la privacy

Flavia Amabile, La Stampa, 30 aprile

Redazione InPiù 30/04/2021

Pasquale Stanzione Pasquale Stanzione La norma del governo che istituisce il pass vaccinale non è chiara e non tutela la privacy dei cittadini, va modificata. Lo ribadisce Pasquale Stanzione, presidente dell’Autority per la protezione dei dati personali, intervistato sulla Stampa del 30 aprile da Flavia Amabile. Che cosa contesta alla norma? «Così com’è, la norma non circoscrive sufficientemente l’ambito di utilizzo dei pass, con il rischio di interpretazioni, magari in buona fede, che però abbiano l’effetto di estenderne indebitamente il perimetro. Non vi è una chiara definizione dei protagonisti del trattamento (titolare e responsabile in particolare). Inoltre, la previsione di due modelli diversi di pass a seconda che siano da tampone negativo o guarigione o, invece, da vaccino andrebbe sostituita dall’indicazione della sola scadenza temporale del certificato». Il governo non l’ha consultata quando ha scritto il decreto. Se l’aspettava? «E' una questione di osservanza di norme, come quelle che impongono il parere obbligatorio, ancorché non vincolante, del Garante, a tutela tanto di un diritto di libertà, quale è la privacy, quanto della stessa efficacia delle misure di contrasto della pandemia. Norme dall’ambito applicativo non ben definito, prive di una chiara indicazione dei soggetti responsabili e delle misure idonee a prevenire indebiti trattamenti dei dati, rischiano infatti di complicare, anziché agevolare l’azione di contrasto della pandemia». In molti l’accusano di aver già affossato l’app Immuni con i suoi rilievi. «Con Immuni si è scelto un sistema che, pur garantendo un tracciamento efficace, non ci condannasse a forme di biosorveglianza invasive come sarebbe stata la geolocalizzazione obbligatoria. I limiti che ne hanno contrassegnato l’applicazione non sono diversi da quelli che hanno caratterizzato il contact tracing digitale negli altri Paesi europei, dovuti probabilmente a una percezione scorretta del reale funzionamento del sistema».
 
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