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Mantovani: “Ancora troppi contagi e pochi vaccini; il piano riaperture mi preoccupa”

Francesco Rigatelli, La Stampa, 20 aprile

Redazione InPiù 23/04/2021

Mantovani: “Ancora troppi contagi e pochi vaccini; il piano riaperture mi preoccupa” Mantovani: “Ancora troppi contagi e pochi vaccini; il piano riaperture mi preoccupa” «Se dobbiamo prendere dei rischi facciamolo per le scuole. In generale ci sono ancora troppi contagi e il piano riaperture mi preoccupa». Lo afferma Alberto Mantovani direttore scientifico dell’Humanitas di Milano, intervistato da Francesco Rigatelli per La Stampa del 20 aprile. Professore, l’Italia è pronta a riaprire? «Tutti lo desideriamo, compreso io che non vedo l’ora di tornare nei miei rifugi valdostani sopra Champoluc, ma serve cautela. Bisogna studiare con attenzione il caso di successo del Regno Unito, che ha riaperto dopo lockdown, vaccinazione di massa e test a tappeto. Là si realizzano oltre un milione di tamponi al giorno ed è possibile ordinarli a casa gratis con l’obbligo di comunicarne il risultato, senza contare il monitoraggio di scuole e uffici». È d’accordo con la riapertura delle scuole? «Condivido i rischi sulla riapertura delle scuole, mentre sul resto sono preoccupato: ci sono ancora troppi contagiati e pochi vaccinati. È vero che i ragazzi possono essere vettori di infezione, ma hanno meno problemi di salute e per loro ha senso rischiare». Cosa conclude sugli effetti collaterali di AstraZeneca e Johnson&Johnson? «Il rapporto causa-effetto non è certo, ma possibile, e riguarderebbe una rarissima risposta autoimmunitaria soprattutto delle giovani donne. Nonostante non sia chiaro se questo fenomeno sia maggiore in chi ha preso il vaccino e se sia legato all’adenovirus, è saggia la limitazione agli over 60: una fascia d’età per cui non c’è alcun rischio».
 
Cosa ne pensa del pass per muoversi? «Il passaporto d’immunità si usa da sempre, per esempio contro la febbre gialla in Africa. Una soluzione europea avrebbe senso sia per i vaccinati sia per chi ha fatto un tampone molecolare di recente e rifletterebbe un analogo documento americano. Bisogna però essere consapevoli che non si tratterebbe di una licenza di libertà assoluta. Decisioni come quella israeliana di eliminare le mascherine meriterebbero cautela. Non siamo ancora del tutto sicuri che le vaccinazioni blocchino la trasmissione del virus oltre allo sviluppo della malattia. E in ogni caso nessun vaccino protegge al cento per cento. Negli anziani e negli immunodepressi i vaccini sono meno efficaci e per questo è importante continuare a osservare le misure di sicurezza». Hanno senso isole, treni e aerei Covid-free? «Sì, ma come per il passaporto bisogna sapere che non hanno un valore assoluto e dunque non va lasciata a casa la cautela». Ci sono novità sulla durata dell’immunità data dai vaccini? «Sappiamo che dura sei mesi, ipotizziamo che arrivi almeno a otto, speriamo raggiunga un anno o due, ma finché non ne avremo la certezza non potremo dare una durata al passaporto. Senza contare il rischio di nuove varianti».
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