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Ciferri: nella sfida sui chip l'Europa è in ritardo

Filippo Santelli, Repubblica, 13 aprile

Redazione InPiù 16/04/2021

Ludovico Ciferri Ludovico Ciferri La sfida all’ultimo chip tra Stati Uniti e Cina sta creando un «nuovo ordine mondiale dei semiconduttori». Lo sostiene Ludovico Ciferri, presidente di Advanet, società giapponese che progetta e realizza computer miniaturizzati controllata da Eurotech, gruppo italiano con 300 dipendenti, intervistato da Filippo Santelli su Repubblica del 13 aprile. Nelle ultime settimane molte industrie globali sono rimaste a secco di microprocessori. Che cosa sta succedendo? «C’è stato uno sbilanciamento tra domanda e offerta, dovuto da un lato a una cattiva programmazione dei produttori e dall’altro a una crescita inaspettata della richiesta, visto che durante il Covid gli acquisti di elettronica sono esplosi. Inoltre, gli Usa hanno messo sulla lista nera i produttori cinesi». La corsa tra Usa e Cina per il primato nei chip come influirà sul settore? «Credo si vada verso una netta separazione: quello cinese diventerà sostanzialmente un mercato di produzione e consumo domestici». Per i produttori giapponesi, sudcoreani e taiwanesi la Cina è un mercato di sbocco decisivo. L’America riuscirà a convincere gli alleati a rinunciarci? «Ci sono già aziende taiwanesi a cui è stato detto: “O producete per noi o per la Cina”. Bisogna capire fino a che punto si spingerà questa tendenza. I grandi gruppi giapponesi continuano a mantenere una presenza in Cina, ma la politica dei “due forni” agli Stati Uniti non va bene e qui in Giappone i segnali politici vanno nella direzione di una netta separazione». Pechino investe miliardi nello sviluppo dei chip. Colmerà il gap tecnologico con gli Usa e i loro alleati? «Smic, principale produttore cinese, ha quote di mercato molto basse. I primi tre produttori al mondo sono la taiwanese Tsmc, la coreana Samsung e l’americana GlobalFoundries. Tutti stanno riducendo la trasmissione di knowhow tecnologico verso la Cina, quindi credo che Pechino potrà recuperare solo in parte, e non sui chip più avanzati». Anche l’Ue inizia a ragionare su una produzione domestica. «Un errore. La Ue è in ritardo e non ha senso investire ora in ulteriore capacità produttiva. Per l’Europa ha più senso posizionarsi dove già possiede competenze, come nel design dei microprocessori, che richiede meno investimenti, e puntare sull’aggiornamento del parco tecnologico esistente».
 
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