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Gros Pietro: La ripresa non può che essere verde. Banche pronte ad aiutare il sistema

Marco Zatterin, La Stampa, 1 marzo

Redazione InPiù 05/03/2021

Gros Pietro: La ripresa non può che essere verde. Banche pronte ad aiutare il sistema Gros Pietro: La ripresa non può che essere verde. Banche pronte ad aiutare il sistema La ripresa del sistema economico non può che essere ‘verde’ e le banche sono pronte ad aiutare questo cambiamento. Lo afferma il presidente di Intesa-SanPaolo, Gian Maria Gros-Pietro, intervistato da Marco Zatterin per La Stampa del 1 marzo. Tempi duri, presidente. Come vanno le banche italiane? «Sono in salute. Gli istituti sono più leggeri, hanno ridotto gli Npl del73 percento. Ora, il compito che si pone è accompagnare le imprese dalla difficoltà al ritorno in salute. Intesa Sanpaolo ne riportate in bonis 11.500 nell’ultimo anno». E i bilanci? «Si sono irrobustiti, è migliorata la qualità degli attivi. Ci aspettiamo una nuova ondata di crediti difficili da gestire e siamo pronti ad affrontarla. La dotazione di capitale proprio è salita. Vale per il settore, e per Intesa Sanpaolo, che ha 23,3 miliardi di eccesso di capitale sui parametri prudenziali della Bce». Avete in pancia depositi abbondanti come non succedeva da tempo. «Nel 2020 la raccolta del settore è cresciuta di 170 miliardi. Hanno contribuito sia le famiglie che le imprese; si sono ridotti i consumi e gli investimenti. Tutta colpa dell’incertezza». È una crisi molto strana. «È diversa dalle altre di questo secolo. Quelle erano finanziarie ed economiche, questa è sanitaria. Le imprese sono state obbligate per decreto a smettere di produrre. Guardiamo però l’altra faccia della medaglia: la liquidità è abbondante e il sistema può risollevarsi. Nel terzo trimestre 2020, con la sospensione del lockdown, c’è stato un rimbalzo senza precedenti, segno di vitalità. Indica che il rilancio è possibile». Qual è la ricetta? «Ripartire dalla sostenibilità. Se vogliamo occuparci del benessere del Pianeta sono necessari investimenti enormi per sostituire le tecnologie e le modalità operative che hanno provocato il cambiamento climatico. È una sfida immensa. Può accelerare la crescita, ma impone un grande impegno». Per far cosa? «Dai tempi di Greenspan le banche centrali hanno continuato a immettere liquidità senza ottenere, soprattutto in Europa, il tipo di crescita auspicato. Uno sviluppo stabile, che permetta inclusione e riduca le diseguaglianze, ha bisogno anche di una domanda esogena, stimolata dunque da fattori esterni, quella fornita negli ultimi secoli dall’irrompere di nuovi paradigmi tecnologici, come le ferrovie, l’automobile, l’elettricità, l’elettronica. La lotta al cambiamento climatico, indispensabile, offre anche lo stimolo che serve». Davvero? «Si: la liquidità abbondante è una buona base, ma non basta. C’è bisogno di uno stimolo a spenderla, ad attivare i fattori produttivi, in particolare il lavoro. Solo così si rimette in circolazione il denaro non investito, si riduce la disuguaglianza. Potrebbe essere un keynesismo di nuova generazione: un keynesismo climatico». Che ruolo per le banche, in questa rivoluzione? «Per cambiare le tecnologie occorrono ampie anticipazioni di capitale. È un lungo percorso a tappe e in ogni passaggio deve essere garantita la sostenibilità economica e sociale: le banche sanno come farlo. Quando una banca tradizionale finanzia un investitore, gli chiede un piano pluriennale. Considera quanto deve essere erogato e quanto si recupera, tempo per tempo, qual è l’esposizione massima, il tempo di recupero, il risultato finale. Verifica la sostenibilità dell’operazione, la sua capacità di restituire al sistema economico le risorse che ha assorbito. Oggi le banche valutano non soltanto la sostenibilità economica e finanziaria, ma anche quella sociale e ambientale». Come si risponde? «Le banche possono facilitare gli investimenti, fornire corsie preferenziali che vadano nella direzione virtuosa, ad esempio ancorando le scelte agli obiettivi sostenibili del Green New Deal europeo. Allo stesso tempo, possono aiutare le aziende a selezionare il giusto partner per crescere». In altre parole, potete essere uno snodo della ripresa. Che, tuttavia, verrà solo se le aspettative anticiperanno un cambiamento. «È un argomento fondamentale. Le persone lavorano e investono in vista del futuro proprio e della comunità nella quale si riconoscono. L’aumento dei depositi ci dice che le aspettative si sono offuscate, pertanto bisogna favorire un mutamento di umore. Ora il governo Draghi chiede unità e impegno comune, senso di responsabilità nazionale. Sono affermazioni che premiano le attese di chi fa impresa e delle famiglie. Se crederanno al cambio di passo, risponderanno con energia e coraggio».
 
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