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Remuzzi: «Meglio una singola dose. Coinvolgere Esercito e Protezione civile. Sputnik? Ci serve»

Cristina Marrone, Corriere della Sera, 1 marzo

Redazione InPiù 05/03/2021

Remuzzi: «Meglio una singola dose. Coinvolgere Esercito e Protezione civile. Sputnik? Ci serve» Remuzzi: «Meglio una singola dose. Coinvolgere Esercito e Protezione civile. Sputnik? Ci serve» «Per fare il salto di qualità nella lotta al virus bisogna organizzarsi con almeno 500 mila dosi giornaliere: serve coinvolgere Esercito e Protezione civile. Quanto al vaccino, meglio una sola dose». Lo sostiene Giuseppe Remuzzi, nefrologo, direttore dell’Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri, intervistato da Cristina Marrone per il Corriere della sera dell'1 marzo. Come va organizzata la campagna di vaccinazione? «Serve un’unica regia centrale. Vanno coinvolti Protezione civile ed Esercito per puntare ai grandi numeri. Non significa che i medici di base o le farmacie saranno esclusi: ogni aiuto in più è prezioso». Dove vaccinare? «In grandi spazi come palestre, palazzetti dello sport, teatri che Regioni e Comuni potranno mettere a disposizione. L’Esercito può costruire in poche ore strutture mobili, come quelle utilizzate dopo un terremoto o un’alluvione». A chi affidare le iniezioni? «In ogni struttura deve esserci un medico in grado di affrontare i rarissimi effetti collaterali gravi. Le iniezioni possono farle infermieri, ma anche specializzandi che già hanno una retribuzione. Per loro sarebbe un’esperienza formativa di cui andare fieri». Lei è favorevole a una singola dose, come mai? «Per ragioni tecniche e pratiche. Che sia chiaro, il richiamo va fatto, il punto è quanto presto. Le ragioni pratiche sono che abbiamo pochi farmaci: se immunizziamo tutti gli over 80 con tutti i prodotti disponibili togliamo subito la pressione sugli ospedali, tagliando l’80% dei pazienti in terapia intensiva e abbattendo i decessi. Per ragioni tecniche perché tutti i vaccini approvati funzionano nelle cose che contano: evitano la malattia grave e la morte». Arriverà in Italia Sputnik? «Ne abbiamo bisogno, credo che i documenti arriveranno presto all’Ema (l’Agenzia europea per i medicinali, ndr). L’efficacia di Sputnik sfiora il 94% e la sicurezza la vediamo con l’alto numero di vaccinati in tutto il mondo. Va fatta l’analisi di conformità delle strutture produttive tenendo conto che gli ispettori non possono pretendere che un vaccino prodotto in Russia o in Cina sia creato da macchine con marchio CE. Quando il prodotto sarà validato dall’Ema mi auguro che Aifa (l’Agenzia italiana per il farmaco, ndr) arrivi all’approvazione in pochi giorni». Come immagina il futuro dei vaccini in Italia? «Dobbiamo entrare nell’ordine di idee di produrre vaccini a mRNA, tecnologia versatile che ci servirà anche per preparati oncologici, ma in brevi tempi è irrealizzabile. Mi immagino un unico progetto europeo in cui ognuno mette a disposizione le competenze e le strutture produttive per farci trovare preparati di fronte a nuove epidemie». Vale ancora la pena puntare su Reithera? «Se davvero fosse pronto a giugno è un conto, ma se lo fosse a dicembre potrebbe non servire più, e non sarebbe il primo caso».
 
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