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Malpass (Banca Mondiale): “Più trasparenza nei contratti, a rischio le dosi per i Paesi poveri”

Paolo Mastrolilli, La Stampa, 26 febbraio

Redazione InPiù 26/02/2021

Malpass (Banca Mondiale): “Più trasparenza nei contratti, a rischio le dosi per i Paesi poveri” Malpass (Banca Mondiale): “Più trasparenza nei contratti, a rischio le dosi per i Paesi poveri” «Serve più trasparenza, nei contratti per i vaccini firmati dai paesi ricchi con i produttori, perché ciò limita la possibilità di farli arrivare a quelli poveri». L’appello è lanciato dal presidente della Banca Mondiale David Malpass, in un’intervista a Paolo Mastrolilli per La Stampa di venerdì 26 febbraio. Lei oggi partecipa al G20 dei ministri finanziari e governatori delle banche centrali, ospitato dall’Italia. Quale messaggio lancerà? «È vitale che ci muoviamo rapidamente e insieme per crescita, vaccini, e sostenibilità del debito». Come giudica l’agenda preparata da Roma? «La Banca Mondiale sostiene fortemente le vostre iniziative. L’agenda è molto ambiziosa, perché tocca clima, sviluppo e migrazioni. L’Italia è in buona posizione per esercitare la leadership su sfide come il debito, il processo per la sua risoluzione nei paesi in via di sviluppo, e i pagamenti transnazionali. Sono elementi chiave per avere una forte ripresa nei paesi poveri, di cui l’Italia beneficerebbe in maniera sostanziale». Il nuovo governo guidato da Draghi cosa può fare per la ripresa? «È la grande domanda che sempre fronteggia l’Italia: come cambiare le regole del lavoro, e le procedure interne per le “internal licesing” (le attività burocratiche, ndr), allo scopo di dare più flessibilità al settore privato. Garantire più libertà ai privati consentirà all’Italia di provare che la sua gente è tra le più produttive al mondo, se trova spazio nella struttura regolatoria. Draghi è un esperto mondiale su come incoraggiare il finanziamento delle piccole imprese e le start up. Sono la chiave, perché assumono i nuovi lavoratori e creano i nuovi prodotti. Questa sarà la sfida: come far arrivare i crediti ai nuovi arrivati, incluse le imprese guidate dalle donne, e quelle che non esistevano cinque anni fa. È vitale che abbiano un’occasione. Poi avrà grande importanza anche l’efficacia della spesa pubblica. Il tema riguarda tutta l’Europa, con le nuove risorse in arrivo, ma è una sfida per Draghi. È cruciale che i nuovi fondi siano usati nella maniera più efficace possibile». Ha suggerimenti? «Gli investimenti vanno fatti in maniera trasparente. La gente deve vedere i contratti e i benefici che ne ricava. Questo è il punto di partenza. Per fare buoni investimenti servono politiche disegnate per la crescita futura. Ciò varia da paese a paese, perciò non scendo nei dettagli, ma va fatto in modo che incontri i bisogni dell’Italia in termini di infrastrutture, clima, assorbimento dell’immigrazione». Le vaccinazioni nei paesi poveri vanno a rilento. Perché? «I paesi devono avere la capacità di iniettare le dosi, e poi servono più forniture. La Banca ha lavorato su entrambi i fronti. Ora la questione sta arrivando rapidamente al board, dove ci aspettiamo finanziamenti per oltre 3 miliardi di dollari destinati alle vaccinazioni tra marzo e aprile. Stiamo accelerando, perché ora più vaccini vengono approvati dalle autorità regolatorie». Secondo alcune stime, però, l’immunizzazione dei paesi poveri non verrà prima del 2022. È vero? «Due fattori sono decisivi: la capacità dei paesi di fare le vaccinazioni, e averne abbastanza per quelli in via di sviluppo. Serve più trasparenza, perché non c’è chiarezza nei contratti già firmati dai produttori con le economie più avanzate, e ciò impedisce ai paesi poveri di conoscere le forniture su cui possono contare». Le donne sono le più colpite dalla crisi. Come vanno aiutate? «Bisogna intervenire sulle regole che non consentono di partecipare a pieno all’economia. In alcuni paesi ci sono divieti o limitazioni per i viaggi, l’istruzione, la possibilità di aprire imprese o ricevere eredità. Tutto questo deve finire».
 
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