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Palù: “Produciamo più dosi anche in Italia. Per l'immunità basta il 65% di vaccinati"

Francesco Rigatelli, La Stampa, 22 febbraio

Redazione InPiù 26/02/2021

Palù: “Produciamo più dosi anche in Italia. Per l'immunità basta il 65% di vaccinati Palù: “Produciamo più dosi anche in Italia. Per l'immunità basta il 65% di vaccinati" «L’Italia produce da tempo vaccini in conto terzi e ha una grande potenzialità di impianti. L’industria potrebbe fare la sua parte per fronteggiare l’emergenza» Lo afferma Giorgio Palù, professore emerito di Virologia all’Università di Padova e presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) intervistato da Francesco Rigatelli per La Stampa. Come esattamente? «Intervenendo in varie fasi della produzione dei vaccini autorizzati, come i processi di diluizione, filtrazione, concentrazione, liofilizzazione e infialamento». L’Aifa ha già esaminato dei siti produttivi? «È un tema delicato, posso solo dire che l’Aifa svolge questo tipo di indagini sia in proprio, sia per conto di Ema e Fda». Molti invocano lo Sputnik russo, che ne pensa? «I dati pubblicati su Lancet sono ottimi. La protezione verso la malattia è del 91 per cento, ma sarà l’Ema a verificarlo e ad esaminare i siti produttivi». Arriveranno dosi sufficienti? «Sì, bisogna portare pazienza finché non si assesterà la produzione. Non è mai successo che in un anno si arrivasse a scoprire, sperimentare, produrre e approvare tanti vaccini». Le autorizzazioni dei vaccini in emergenza o sotto condizione cosa comportano? «Sicurezza ed efficacia sono garantite, ma si sorvegliano sul campo rischi e benefici delle vaccinazioni, durata dell’immunità, evoluzione del virus e quali popolazioni proteggere prima. Gli studi finora dicono che i vaccini sono migliori del previsto». Che tempi prevede per la vaccinazione? «Se le case farmaceutiche rispetteranno le consegne per l’estate avremo vaccinato molte categorie. Gli Stati Uniti hanno usato 60 milioni di dosi, il Regno Unito 17, la Germania 4,7, l’Italia 3,4, la Francia 3,5 e laSpagna2,9. Siamo nella media europea, a parte l’Inghilterra partita prima». Ha anche scoperto la variante e dato subito una dose sola… «A parte l’iniziale riferimento all’immunità di gregge di Boris Johnson, che ha mal tradotto le indicazioni dei suoi consulenti, gli inglesi sono dei pragmatici sperimentalisti. Con un sistema sanitario scarso e pochi posti letto hanno puntato a proteggere gli anziani e poi vaccinato con una dose più persone possibili. Così hanno avuto 4 milioni di casi e 120mila morti, proporzioni simili all’Italia». Quando raggiungeremo l’immunità di gregge? «Difficile dirlo. Bisognerebbe vaccinare il 65 per cento della popolazione, ma non sappiamo quanto durino gli anticorpi per cui meglio accelerare la campagna per limitare la diffusione del virus. Senza dimenticare che la pandemia finirà quando tutti i Paesi avranno i vaccini».
 
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