Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Il rebus della riforma della giustizia

Agire con prudenza e sapienza per riformare il sistema

Paolo Mazzanti 10/06/2021

Il rebus della riforma della giustizia Il rebus della riforma della giustizia La riforma della giustizia deve dipanare anche un groviglio di contraddizioni e ipocrisie, tipo quelle del centrodestra che protesta per la politicizzazione dei giudici e poi candida il procuratore Catello Maresca a sindaco di Napoli e la giudice Simonetta Martone a vicesindaco di Roma; o della sinistra, dove convivono il massimo del giustizialismo grillino e del garantismo alla Bettini. Anche l’opinione pubblica oscilla come una banderuola tra atteggiamenti forcaioli e innocentisti, sospinta dalle emozioni suscitate dai fatti di cronaca: dalla scarcerazione di Brusca, in base alla legge sui collaboratori di giustizia voluta da Falcone, fino alla strage della funivia di Stresa con lo sconcerto per gli arresti decisi dalla procura e subito cancellati dalla gip, a sua volta subito sostituita dal presidente del Tribunale.
 
Si stenta a comprendere che la giustizia non è una scienza esatta e la verità processuale emerge con fatica nella dialettica tra inquirenti, difensori e giudicanti e dopo tre gradi di giudizio, che servono proprio per verificare ed eventualmente modificare le sentenze dei gradi inferiori. Negli interstizi della giustizia si insinuano i faccendieri, come il cosiddetto avvocato Amara che trescava con l’ex procuratore di Taranto Capristo. Si immaginano soluzioni miracolistiche, come la separazione delle carriere che ci avvicinerebbe al modello americano, dove i procuratori sono eletti (loro si sono “politicizzati”) ma gli errori giudiziari non paiono minori dei nostri (e a volte costano la vita agli innocenti negli Stati dove c’è la pena di morte) o come il rafforzamento della responsabilità civile dei magistrati, col rischio che gli inquirenti non indaghino e i giudicanti non condannino più, per il timore di vedersi citare in giudizio e chiedere i danni dai condannati. Anche la prescrizione suscita atteggiamenti ambivalenti: senza prescrizione i “garantisti” temono processi infiniti, mentre i “giustizialisti”, in caso di ripristino della prescrizione, temono le manovre dilatorie degli imputati che temono la condanna e possono pagare collegi di avvocati e sfruttare ogni cavillo per tirare in lungo. Bisogna dunque muoversi con grande prudenza e sapienza (qualità che sembrano non difettare alla ministra Cartabia) maneggiando il cacciavite dei piccoli ritocchi a norme e procedure e non certo la scure dei referendum abrogativi di Salvini e dei radicali.
 
Altre sull'argomento
Tempi della giustizia e Pnrr
Tempi della giustizia e Pnrr
L'Ue chiede processi veloci, non processi che decadono per eccesso di ...
Altro parere
Altro parere
Silenzi assordanti
Quei giochi pericolosi
Quei giochi pericolosi
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Gli ostacoli sulla via del governo
Gli ostacoli sulla via del governo
Vaccinazioni e giustizia richiedono soluzioni ragionevoli
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.