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I sogni di riforma costituzionale

La proposta dell'ex presidente del Senato Marcello Pera

Paolo Mazzanti 03/06/2021

I sogni di riforma costituzionale I sogni di riforma costituzionale Visto che, tra Covid e Pnrr, non abbiamo nulla da fare, c’è chi ripropone le riforme istituzionali e addirittura una Costituente che entro il 2023 ci consenta di modificare il bicameralismo paritario, i rapporti Stato-Regioni, rafforzare i poteri del premier, modificare i principi base della giustizia come l’obbligatorietà dell’azione penale o i tre gradi di giudizio. L’idea è stata lanciata, con sprezzo del ridicolo, dall’ex presidente del Senato Marcello Pera dal suo buen retiro di Lucca. Intendiamoci: queste riforme (che erano poi quelle della riforma renziana solennemente bocciata dal referendum del 2016) sarebbero sacrosante, ma arrivarci con un’Assemblea costituente di 75 membri non parlamentari eletti con metodo proporzionale che in due anni concluda il proprio lavoro per sottoporre il testo della nuova Costituzione al referendum popolare in coincidenza con le elezioni nella primavera 2023, come propone Pera, è praticamente impossibile.
 
Intanto, l’istituzione dell’Assemblea costituente, ammesso che il Parlamento accetti di farsi espropriare del potere di riforma costituzionale, richiederebbe a sua volta una legge costituzionale che per essere approvata richiederebbe non meno di 6-8 mesi di tempo e forse un referendum popolare. E poi chi potrebbe far parte della Costituente? Solo i non parlamentari attuali o anche quelli passati? E i giudici costituzionali (presenti e passati) potrebbero parteciparvi? E le liste elettorali sarebbero di partito o “civiche”? Insomma, un ginepraio inestricabile che impiegherebbe ben più dei due anni ipotizzati da Pera. Meglio accontentarsi di una nuova legge elettorale (per cui basta la legge ordinaria) e magari di qualche ulteriore ritocco ai regolamenti parlamentari per rendere un po’ più efficiente il lavoro del Parlamento. La riforma della Costituzione può attendere.
 
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