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Il ôsilenzio demoscopicoö sulla giustizia

Cala la fiducia dei cittadini che per il 37% giudicano necessaria la riforma

Nando Pagnoncelli 26/05/2021

Il ôsilenzio demoscopicoö sulla giustizia Il ôsilenzio demoscopicoö sulla giustizia A differenza di ciò che avviene nelle altre democrazie occidentali, in Italia raramente le grandi riforme sono precedute da indagini demoscopiche per conoscere le opinioni dei cittadini e dei principali attori interessati per individuare le aree critiche, le aspettative future, le ricadute dei provvedimenti di riforma, ecc. La riforma della giustizia non fa eccezione. Il “silenzio demoscopico” su questo tema si spiega in ragione di una eccessiva complessità della materia per una popolazione che ha un basso livello di scolarità e con l’atteggiamento che ha caratterizzato il rapporto dell’opinione pubblica con la magistratura dalla discesa in campo di Berlusconi in poi. La conflittualità tra il leader di Forza Italia e i giudici ha infatti indotto la maggior parte dei cittadini a prendere posizione indipendentemente dal merito delle questioni e a mostrarsi ciechi di fronte ai problemi della giustizia. Con il tramonto politico di Berlusconi viene meno il tabù e molti elettori un tempo ostili a Berlusconi guardano oggi con maggiore severità ai magistrati e in generale al sistema giudiziario. Basti pensare che la fiducia nella magistratura negli ultimi 11 anni si è quasi dimezzata, passando dal 70% del 2010 al 39% odierno. Le oscillazioni registrate in questo arco temporale erano da ricondurre quasi esclusivamente alle vicende giudiziarie di Berlusconi che mobilitavano gli elettori-tifosi di entrambi gli schieramenti.
 
Negli ultimi due anni invece, le vicende Palamara prima e Amara poi, pur non essendo state seguite con attenzione dai cittadini, hanno gettato un’ombra sul sistema giustizia. Ne consegue un clima da “liberi tutti” che ha dato la stura a molte critiche, a partire dall’inefficienza del sistema (tempi lunghissimi per avere sentenze definitive), seguita dalla politicizzazione di alcuni magistrati, dalla corruzione e dalle molte sentenze considerate discutibili. Solo un italiano su cinque pensa che le critiche alla magistratura rappresentino un attacco finalizzato a ridurne l’autonomia, assoggettandola alla politica o ai poteri forti. Il discredito della giustizia alimenta l’aspettativa di una riforma. In un recente sondaggio Ipsos sulle riforme da realizzare per poter disporre delle risorse europee indispensabili a garantire pieno successo agli investimenti programmati nel PNRR, gli intervistati hanno indicato al primo posto la riforma del lavoro (66%) seguita, a pari merito, da quelle dell’istruzione e della giustizia (37%), quindi dalla riforma del fisco (36%). La politica farebbe un grave errore se sorridesse con spirito di rivalsa sulle disgrazie altrui. Ne andrebbe della credibilità del sistema democratico che negli ultimi tempi alcuni cittadini stanno revocando in dubbio.
 
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