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La Rai tra polemiche e rinnovo dei vertici

PerchÚ non estrarre a sorte i nuovi consiglieri?

Paolo Mazzanti 03/05/2021

La Rai tra polemiche e rinnovo dei vertici La Rai tra polemiche e rinnovo dei vertici Lo tsunami di polemiche sul concertone del primo maggio per l’attacco del rapper Fedez alla Lega, accusata di voler affossare il ddl Zan contro l’omofobia, e per i presunti tentativi di censura da parte dei funzionari tv (censura smentita dal direttore Salini), coincidono con l’avvio del rinnovo dei vertici Rai e ripropongono il tema del controllo partitico sulla nostra maggiore impresa informativa e culturale. Il Cda Rai è di 7 membri: 4 scelti dal Parlamento, 2 dal governo e 1 dai dipendenti. Come prescrive la legge, tutti possono candidarsi per essere scelti dal Parlamento, ma nessuno s’illude: i consiglieri saranno rigidamente lottizzati. Tanto è vero che già circolano i nomi dei possibili nuovi ad e presidente, ancor prima che sia insediato il Cda che in teoria dovrebbe indicarli. Tutti sanno che a scegliere anche l’ad e il presidente saranno i partiti, insieme a Draghi e al ministro Franco, che della Rai sarebbe l’azionista formale.
 
Gli azionisti sostanziali, cioè i veri proprietari, siamo noi cittadini, non solo perché la Rai è dello Stato, ma anche perché paghiamo il canone, la tassa più odiata. Ma i partiti hanno via via usurpato ogni potere di scelta, anche di dirigenti e giornalisti. E’ per questo che, per dividersi i posti di comando, la Rai ha 7 testate giornalistiche tv (Tg1, Tg2, Tg3, TgR, Rainews24, Rai Parlamento e Rai Sport) mentre la BBC ne ha una sola. L’anno scorso la Rai ha perso 147 milioni di fatturato, ha rinunciato al campionato di calcio, ma mantiene le 3 reti, le 5 testate, 13 mila dipendenti e 1700 giornalisti. Se i cittadini-azionisti potessero scegliere tra ridurre reti o tg e mantenere il calcio in chiaro, che cosa sceglierebbero? Se, come tutti i politici dicono, si volessero davvero “cacciare i partiti dalla Rai“ per restituirla ai loro veri proprietari, si dovrebbe sorteggiare il Cda tra tutti i cittadini che volessero candidarsi, purché abbiano la fedina penale pulita, non siano in conflitto d’interesse e siano in regola col canone, con un unico limite: la parità tra uomo e donna. E per questo bisognerebbe ridurre a 6 (tre maschi tre femmine, con doppio voto del presidente in caso di parità) il Cda che poi dovrebbe scegliere in piena autonomia presidente e ad.
 
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