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Il Csm nella bufera

Dopo il caso Palamara arriva il caso Ungheria: non c'Ŕ pace per la giustizia

Riccardo Illy 03/05/2021

Il Csm nella bufera Il Csm nella bufera Il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) è stato scosso recentemente da due “casi”, peraltro contigui, che ne hanno incrinato la reputazione; quello Palamara e quello più recente che chiamerò Ungheria. Dal nome di una presunta loggia (massonica?) della quale farebbero parte anche componenti del Csm, emersa dalla pubblicazione dei verbali secretati dell’interrogatorio dell’avv. Amara, coinvolto per il depistaggio dell’inchiesta ENI per il quale ha patteggiato una condanna a due anni e otto mesi. Verbali che il Pm Paolo Storari (che aveva interrogato Amara) avrebbe inviato all’allora componente del CSM Piercamillo Davigo e che pare la sua segretaria abbia diffuso. Ce n’è quanto basta per un giallo di Le Carrè… A seguito dei due casi da più parti è stata invocata una riforma del Csm stesso; giustificata dal fatto che, dei tre poteri sanciti dalla nostra Costituzione, l’unico a godere ancora di una fiducia quasi granitica (oltre ai Carabinieri, che però non sono un potere dello Stato) è appunto la Magistratura. Vale la pena di ricordare che il Csm è previsto dall’art. 104 della nostra Costituzione, che è stato costituito con la legge 195 del 1958 e parzialmente modificato (nel numero dei componenti e nelle modalità elettive) dalla legge 44 del 2002. Le norme che lo riguardano costituiscono una mirabile architettura di pesi e contrappesi volta a salvaguardare l’indipendenza dei tre poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) costituzionali. Il Csm, organo indipendente di governo della Magistratura, è stato costituito con legge dello Stato.  È presieduto dal Presidente della Repubblica, ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte suprema di cassazione, il vicepresidente è scelto fra gli otto componenti di nomina parlamentare mentre gli ulteriori sedici membri (la maggioranza) sono eletti dai magistrati stessi. Tutti gli eletti durano in carica per 4 anni e non sono immediatamente rieleggibili. Il suo funzionamento operativo è normato da un Regolamento Interno approvato dal Csm stesso. Infine i provvedimenti disciplinari dei quali si occupa possono essere avviati solo dal Ministro della Giustizia o dal procuratore generale della Cassazione (art. 10 legge 195/1958).
 
Strano che il Pm Storari, con l’obiettivo di prevenire eventuali accuse di omissione di atti di ufficio, non si sia rivolto a uno di questi soggetti titolati, invece che a un componente del Csm. Venendo a una possibile riforma, è difficile immaginare come evitare nella pratica l’appartenenza di suoi membri a organizzazioni segrete (come quelle massoniche) o la formazione di correnti. Essendo queste legate ai partiti, verrebbe da pensare che l’abolizione dei membri eletti dal Parlamento potrebbe ridurne l’influenza; ma ciò comporterebbe una modifica della Costituzione (che li prevede) e metterebbe a rischio i precari equilibri fra poteri attualmente esistenti. Va infine sottolineato che le norme servono ove possibile a prevenire i problemi, oppure a gestirli; non esiste una norma in grado di prevenire tutti i problemi. Inutile quindi, ogni volta che ne sorge uno, invocare una riforma-chimera in grado di prevenirlo. Il problema andrà gestito con le norme esistenti: un’altra gravosa responsabilità per il Presidente Mattarella.
 
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