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La visita del premier libico a Roma

Svolta nelle relazioni italo-libiche

Rocco Cangelosi 01/06/2021

Mario Draghi e Abdul Hamid Dbeibah Mario Draghi e Abdul Hamid Dbeibah La visita del premier libico a Roma, cui seguirà quella a Parigi, segnala la volontà del nuovo governo di Tripoli di riallacciare solidi legami con l'Europa e soprattutto con  Francia e Italia che nel quadro dell'Unione europea sono i Paesi più interessati a intessere rapporti costruttivi con la Libia. L'incontro di Draghi con Dbeibah, accompagnato da vari ministri tra i quali quello degli Esteri e dell'Interno, sembra rappresentare la tanto auspicata svolta nei rapporti italo-libici e l'avvio di una fruttuosa collaborazione tra i due Paesi. Ne è stata tangibile dimostrazione il Business Forum al quale, oltre a Di Maio e alla delegazione di Tripoli, ha partecipato una nutrita rappresentanza di imprese italiane: Snam, Saipem, Terna, Ansaldo Energia, Fincantieri, Psc Group, Italtel, Leonardo, WeBuild, Gruppo Ospedaliero San Donato, Cnh Industrial, Eni, Enav. Tra le varie questioni affrontate, la costruzione dell'Autostrada della pace, inserita negli accordi siglati da Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi nel 2008, e il dossier energetico.
 
Centrale la questione migratoria. Nell'incontro con Dbeibah, Draghi ha fatto presente che "l'Italia continuerà a fare la sua parte in termini di risorse e capacità formative, ma serve un'azione dell'Ue determinata e rapida. Al Consiglio Europeo di giugno, su proposta italiana, la migrazione tornerà al centro dell'attenzione politica in tutte le sue dimensioni, interna ed esterna". I due capi di governo non hanno parlato solo di immigrazione ma anche del processo di pacificazione del Paese. Appare infatti preminente l'interesse italiano, ma allo stesso tempo europeo, a che sia data piena attuazione all'accordo sul cessate il fuoco a partire dal ritiro di tutte le forze e i mercenari stranieri, la riunificazione delle istituzioni e la realizzazione delle riforme socio-economiche e infine la tenuta di elezioni democratiche alla fine dell'anno. Un difficile percorso, che dovrebbe portare a ridimensionare la presenza russa e turca nel Paese.
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