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Macron l'africano

La conferenza di Parigi per rilanciare la cooperazione e contrastare la penetrazione cinese

Riccardo Perissich 19/05/2021

Emmanuel Macron Emmanuel Macron Alla spasmodica ricerca di successi internazionali, Emmanuel Macron si è rivolto all'Africa convocando ieri a Parigi una grande conferenza. La partecipazione a livello di capi di governo è stata, complice Covid e altre crisi, modesta ma l'evento può essere considerato un successo. Fra gli altri era presente Mario Draghi, in quanto presidente del G20 e anche per ragioni bilaterali. Per prima cosa c'era ovviamente una dimensione francese, largamente ignorata dalla stampa italiana. La Francia è l'unica potenza coloniale ad aver mantenuto una politica africana, che è stata criticata come neo-coloniale, ma ha avuto effetti meno nefasti della fuga e del disinteresse praticati da altri, Gran Bretagna in testa. Gravi errori che hanno aperto la strada alla penetrazione cinese.
 
Ora questa politica francese ha due problemi. Il primo è la diffusione del terrorismo islamico nel Sahel, che la Francia non riesce più a contrastare da sola. Il secondo è che la politica africana inaugurata da De Gaulle è stata esclusivamente orientata verso le ex colonie francesi. In un certo senso ovvio, ma si tratta della parte meno dinamica di un continente che si trova in una situazione di grave crisi, ma anche con enormi potenzialità di sviluppo. Superando le resistenze della sua diplomazia, Macron sta invece operando una chiara apertura verso l'Africa anglofona, la più ricca e dinamica. Questa conferenza ne è un esempio.
 
La seconda dimensione è quella europea e internazionale. Evitando la tradizionale tentazione francese di affrontare i problemi proponendo delle istituzioni, la conferenza si è concentrata su due temi concreti. Il primo è quello del vaccino e della necessità di accelerarne la diffusione in Africa. Su questo Macron non ha potuto evitare una delle sue capriole verbali sembrando (di nuovo) appoggiare la proposta di Biden di sospensione dei brevetti, mentre il comunicato finale parla solo di "condivisione volontaria". Il secondo tema è stato quello della grave situazione finanziaria legata al pesante indebitamento del continente.
 
Il livello di precisione è limitato, ma il comunicato ha il pregio di inquadrare l'iniziativa in un piano di sviluppo e nell'incoraggiamento all'integrazione regionale. Un approccio importante, anche per indicare una strada più complessa, ma anche promettente rispetto al "generoso" finanziamento cinese che sta provocando vistosi fenomeni di rigetto, corruzione e incitazione alla trappola del debito. Tutte queste sono parole che dovranno essere precisate in seguito e in altra sede, a cominciare dal G20 e dall'Ue. Ursula von der Leyen e Charles Michel, si suppone questa volta seduti sullo stesso divano, erano presenti e hanno fatto la loro parte.
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