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Guerra di Gaza, si muove il Vaticano

L'attivitÓ di Papa Francesco verso Iran e Turchia, mentre l'Onu Ŕ in stallo e Usa e Ue sembrano paralizzate

Rocco Cangelosi 18/05/2021

Guerra di Gaza, si muove il Vaticano Guerra di Gaza, si muove il Vaticano La diplomazia internazionale si sta muovendo a tutto tondo per cercare di giungere almeno a una tregua nel grave conflitto che ancora una volta contrappone Israele ai palestinesi della striscia di Gaza capitanati da Hamas. Ma le prospettive di giungere a un cessate il fuoco sembrano per il momento molto esili. Netanyahu ha fatto chiaramente intendere che porrà fine alle azioni iniziate contro la striscia di Gaza solo quando riterrà di aver neutralizzato o almeno ridotto ai minimi termini la capacità offensiva di Hamas. Intanto il conflitto rischia di estendersi anche al Libano da dove alcuni missili sono stati lanciati su Israele dai militanti di Hezbollah. Il Consiglio di Sicurezza Onu si trova in un serio impasse a causa dell'imbarazzo e delle contraddizioni in cui si dibatte la politica degli Stati Uniti fortemente condizionata dalla lobby ebraica americana, che senza se e senza ma sostiene la politica aggressiva di Netanyahu.
 
In questo panorama, mentre la posizione dell'Unione Europea appare sbiadita e inconsistente, si propone attivamente la diplomazia vaticana che cerca di far leva sui due Paesi sostenitori di Hamas e Hezbollah per giungere a una soluzione pacifica. Papa Francesco ha parlato al telefono con Erdogan e ha ricevuto il ministro degli esteri iraniano Zarif nella consapevolezza del ruolo che Turchia e Iran possono giocare nella regione. In particolare, appare cruciale la posizione dell'Iran, alla vigilia delle elezioni presidenziali, che potrebbero condurre ad un’involuzione del regime verso le posizioni radicali e intransigenti del passato. Sull'Iran si gioca la grande partita mediorientale per stabilizzare la regione. Biden ne ha giustamente compreso la portata rilanciando il JCPOA, il programma di controllo sul nucleare iraniano, nella prospettiva di portare Teheran su posizioni moderate e togliere spazio alle ali più radicali che alimentano il sostegno ad Hamas e ad altri movimenti estremisti. La strada della pace passa inevitabilmente per il ridimensionamento del ruolo di Hamas, che rappresenta per Netanyahu l'alibi per mantenersi al potere e sfuggire alle vicende giudiziarie in cui è coinvolto da anni, ostacolando quel profondo cambiamento politico di cui Israele ha bisogno per affrontare la mutata situazione sociale e demografica al suo interno.
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