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L'altra battaglia sui vaccini

Per la distribuzione equa tra nord e sud del mondo

Francesco Grillo 05/05/2021

L'altra battaglia sui vaccini L'altra battaglia sui vaccini I dati della grande pandemia sono chiari e raccontano come si stanno scavando grandi distanze tra diverse parti del mondo. La parte dell’Asia (India esclusa) e l’Oceania che hanno in comune il Pacifico hanno domato il contagio già da diversi mesi (ospitano 2,3 miliardi di persone e contano meno morti per Covid della sola Spagna). Lo stesso Occidente si spezza in due: Usa e il Gb raggiungeranno tra qualche giorno l’obiettivo - vaccinare il 70% degli adulti - al quale l’Ue arriverà dopo l’estate. E, tuttavia, a preoccupare ulteriormente è il fatto che sotto l’Europa si sta aprendo un buco nero – si chiama Africa, ma arriva fino alla Siria – con 1,4 miliardi di individui e hanno vaccinato un abitante su 20. Finora, in Egitto hanno fatto 150 mila iniezioni: la metà di quelle che riescono a somministrare in un giorno le lente Regioni italiane e solo al Cairo – la capitale ad un’ora di volo da Roma – vivono ammassati 20 milioni di persone. Una distribuzione diseguale delle somministrazioni può produrre due micidiali effetti boomerang: accresciamo il risentimento che alimenta gli incubi che hanno terrorizzato le nostre città; offriamo al virus il brodo di coltura per mutare forma e venirci a trovare con il prossimo barcone. E sono pericoli che potremmo scongiurare: in fondo, sono già sul mercato 11 miliardi di dosi, sufficienti a vaccinare l’80% della popolazione mondiale, laddove l’Oms sostiene che basta vaccinarne un terzo per domare la bestia. E, invece, i Paesi ricchi stanno facendo incetta di dosi e la stessa Ue potrebbe vaccinare con quelle acquistate almeno due volte tutti, inclusi i neonati.
 
Al progetto Covax, lavorano oltre all’Oms, l’Alleanza Globale per i Vaccini e le Immunizzazioni (Gavi) e la Coalizione per l’innovazione e la preparazione alle Epidemie (Cepi) ed ha raccolto finanziamenti per 11 miliardi di dollari. E, tuttavia, il progetto è lontano dal proprio obiettivo minimo che è quello di fornire almeno 2 miliardi di vaccini. Ad oggi, Covax ha distribuito 38 milioni di vaccini in 42 giorni dalla prima spedizione di vaccini in Ghana, ma a questi ritmi alla fine dell’anno si fermerebbe ad un valore poco superiore ad un decimo dell’obiettivo iniziale. Imbarazzante è il blocco totale di dosi non utilizzate che Covax si aspettava di ricevere dai Paesi occidentali. I rallentamenti di processi produttivi così imponenti e la stessa pressione dell’opinione pubblica a vaccinare anche chi non ne avrebbe bisogno (negli Stati Uniti hanno deciso di raggiungere i minorenni), stanno portando tutti a rimandare la solidarietà promessa. Per il capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’etiope Tedros Ghebreyesus, siamo sull’orlo di un clamoroso “fallimento morale”. È un fallimento morale ma anche istituzionale perché non ci si può aspettare che l’Oms faccia miracoli con un budget è inferiore a quello che in un anno spende la Regione Abruzzo sulla sanità e senza neppure il potere di pretendere che i Paesi del mondo condividano i dati sull’epidemia. Se continueremo ad affidare la nostra salvezza all’iniziativa coraggiosa ma insufficiente di pochi visionari, non riusciremo a reggere l’impatto di un secolo che ci sta proiettando in un mondo nuovo.
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