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Il fattore G nei rapporti Usa-Turchia

Biden ha riconosciuto il genocidio degli armeni, Erdogan sempre pi¨ isolato

Rocco Cangelosi 26/04/2021

Recep Tayyip Erdogan Recep Tayyip Erdogan Biden ha rotto gli indugi e a differenza dei suoi predecessori ha fatto cadere il velo di ambiguità che finora aveva impedito ai presidenti americani di usare la parola genocidio per definire il massacro delle popolazioni armene sotto l'impero ottomano tra il 1915 e il 1918. Una presa di posizione chiara che va al di là dello specifico avvenimento storico e che vuole condannare ogni forma di negazionismo su episodi del recente passato, ma anche quelli tuttora in corso in vari parti del globo a partire dalla Cina nei confronti degli Uiguri, una popolazione peraltro di origine turcomanna. Gli Stati Uniti si aggiungono così ai 30 paesi, tra cui l'Italia, che avevano già riconosciuto il genocidio della popolazione armena. La Turchia ha reagito duramente attraverso il suo ministro degli esteri Cavusoglu poiché sa bene che la decisione americana apre un varco che porterà molti altri paesi a schierarsi sulla stessa posizione. Soprattutto motivi di politica interna sono alla base dell'atteggiamento pervicace turco sulla questione dell'eccidio armeno, che un governo più accorto avrebbe cercato di trattare come una brutta parentesi della storia nazionale e condannarla.
 
Biden ha cercato di muoversi su questo crinale, telefonando la sera prima a Erdogan e dichiarando che il gesto è inteso a "confermare la storia", e "non a incolpare" la Turchia, affinché questo non accada mai più. Ma i rapporti già tesi tra i due Paesi sono destinati a deteriorarsi. Gli strappi compiuti dalla Turchia, con l'acquisto del sistema missilistico russo di difesa S 400, avevano già fortemente irritato gli americani, come gli interventi in Siria a fianco di Russia e Iran, le rivendicazioni territoriali nel Mediterraneo orientale e la politica espansionista in Libia. La decisione americana è un altro colpo al prestigio di Erdogan, sempre più contestato in patria. Gli americani e la Nato sono consapevoli dell'importanza strategica della Turchia nell'Alleanza e del ruolo di contenimento svolto in passato nei confronti dell'Unione Sovietica prima e della Russia poi (almeno fino allo scoppio della crisi siriana), e indubbiamente cercheranno di ricucire gli strappi e ripristinare le buone relazioni. Tuttavia la filosofia della nuova Amministrazione americana lascia supporre che solo un profondo cambio nella politica turca e nei suoi vertici potrà ristabilire quel rapporto di fiducia che sembra essersi rotto.
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