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Biden cerca la leadership sul clima

Ma gli impegni per ridurre le emissioni sono ancora insufficienti soprattutto in Cina

Pia Saraceno 22/04/2021

Biden cerca la leadership sul clima Biden cerca la leadership sul clima Promuovendo il vertice virtuale con 40 capi di Stato e di Governo nella Giornata della Terra John Biden si propone di riconquistare la leadership politica e tecnologica in campo ambientale perduta negli ultimi anni. Si presenta dopo aver avviato la richiesta di ammissione all’accordo di Parigi impegnando gli Stati Uniti alla riduzione delle emissioni nette di anidride carbonica del 50% entro il 2030 rispetto al 2005 per azzerarle entro il 2050.  Quasi metà della riduzione secondo i dati IEA è già stato percorso, nei prossimi 10 anni gli Usa devono accelerare raddoppiando il ritmo. Nonostante l’enfasi restano impegni in ogni caso meno stringenti rispetto a quelli presi con la legge sul Clima dall’Europa non solo perché la riduzione vincolante è stata fissata al 55% (obiettivo considerato peraltro deludente dagli ambientalisti), ma perché le emissioni pro capite degli statunitensi sono ancora più di due volte quelle degli europei, che si sono impegnati in 10 anni fare 2,5 volte meglio di quanto fatto nei 10 anni precedenti.  La comunità scientifica già ha sottolineato che lo sforzi dei paesi sviluppati, che ha più contribuito alla crescita della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera, causa principale del cambiamento climatico, potrebbero non essere sufficienti. Molto dipenderà da come i paesi emergenti riusciranno a svilupparsi con tecnologie meno inquinanti: Cina ed India innanzitutto, ma non solo.
 
La Cina, approfittando dell’eclisse americana, è diventata leader nel solare, nelle batterie elettriche e anche nell’eolico, ed aumentato la quota di produzione rinnovabile elettrica. La sua crescita ha però ancora l’utilizzo crescente dell’energia come motore di sviluppo e dunque è tornata ad aumentare le emissioni: nel 2021 secondo l’Iea supererà del 6% i livelli del 2019. Il rimbalzo nella domanda di energia dopo il Covid è stato affidato al carbone, che per il 70% spiega l’aumento della produzione elettrica. La Cina che ha dichiarato di voler azzerare le emissioni nel 2060, ad oggi ha già superato le emissioni pro capite dell’Europa: rinviando l’inversione di rotta, sta profittando della sua posizione di fornitore delle tecnologie rinnovabili ai paesi come quelli europei che non hanno ancora una filiera produttiva adeguata.  Il vertice virtuale, che prepara la prossima Cop26, è un passo importante per riavviare la necessaria cooperazione internazionale, ma i molti problemi che stanno sullo sfondo vanno molto oltre la capacità di ridurre le emissioni.
 
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