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L'attacco di Draghi a Erdogan, chiarezza e realpolitik

Non è stata una gaffe, ma il tentativo di riequilibrare la politica europea verso la Turchia

Linea Obliqua 12/04/2021

 L'attacco di Draghi a Erdogan, chiarezza e realpolitik L'attacco di Draghi a Erdogan, chiarezza e realpolitik Tutto si può dire di Draghi, tranne che non parli chiaro. Cercare di far passare la sua uscita su Erdogan, paragonabile per durezza a quella di Biden su Putin, come una gaffe o come un incidente verbale sarebbe far torto all'intelligenza del nostro Presidente del Consiglio e ridimensionare la valenza politica del suo intervento. È stata infatti una presa di posizione voluta, sia per stigmatizzare il trattamento inaccettabile riservato da parte turca alla Presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, sia per riaffermare principi che sono alla base dell'Unione europea e che la contraddistinguono per diversità di valori rispetto ai regimi autoritari, con i quali si può e si deve trattare senza farsi però troppe illusioni. Il che suona anche come una velata critica alle istituzioni Ue, che sono andate inspiegabilmente incontro a una seconda umiliazione, dopo quella inflitta da Lavrov all'Alto Rappresentante Borrel, in occasione della sua recente visita a Mosca.
 
Ma c'è di più. Erdogan con il suo protagonismo è divenuto un soggetto ingombrante nel Mediterraneo sia per la gestione ricattatoria dei rifugiati siriani, sia per la disputa sulle acque territoriali con la Grecia, sia in Libia dove contende all'Italia il ruolo di Paese di riferimento per il nuovo governo di Tripoli. Anche se la diplomazia cercherà di attenuare le tensioni, resta il fatto che la netta presa di posizione del nostro Presidente del Consiglio tende a dissipare equivoci e ambiguità della politica finora seguita dall'Ue e a rivedere i rapporti con la Turchia. D'altra parte, la furiosa reazione di Ankara tradisce il timore che le parole di Draghi possano essere lette come un chiaro segnale di incoraggiamento all'opposizione crescente nella società civile turca contro le violazioni dei diritti fondamentali e le prevaricazioni perpetrate del regime di Erdogan. Un segnale che non potrà essere ignorato neppure dal Presidente Biden, che intende fare della difesa delle democrazie una bandiera della nuova Amministrazione.
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