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La tela di seta

La Cina si muove in Medio oriente

Maria Grazia Enardu 06/04/2021

La tela di seta La tela di seta Biden è stato chiaro: la Cina intende divenire il paese più potente del mondo e gli Usa vogliono impedirlo. Lui conosce bene e da tempo il presidente Xi, e crede che questo sia uno scontro decisivo tra le democrazie e le autocrazie. È un confronto globale che ora entra in una nuova fase nell'area più esplosiva, il Medio oriente, particolarmente scosso dal tornado Trump. Le mosse della Cina sono spregiudicate come può fare solo una potenza, anzi una superpotenza, che non ha mai avuto legami con la regione, non ha peccati coloniali e si comporta con razionalità, la sua, che ai nostri occhi equivale quasi a spregiudicatezza. La Cina importa dal Medio oriente circa metà del petrolio e da Suez passano migliaia di navi con merci cinesi, è lo snodo sempre primario della Belt and Road Initiative. Ora cerca un ruolo adeguato e avrà ben studiato il manuale degli errori altrui, inglesi, francesi, americani, sovietici e non solo. Cercherà di commetterne di nuovi, semmai.
 
Così il ministro degli Esteri Wang Yi si è appena fatto un giro in Arabia, Turchia, Iran, Emirati, Bahrein, Qatar, Oman. Ha telefonato a Iraq e Giordania. Ecumenico: arabi e no, sciiti e sunniti. Nessuna presa di posizione nei vari e sovrapposti conflitti locali, salvo una generica riprovazione per il ruolo occidentale e cordialità varie. Di interesse, ma vanno visti bene contenuto e contesto, l'intesa con l'Iran, di 25 anni, futuro remoto. Cina e Iran vantano un passato di orgogliosi imperi, di sicuro oggi vogliono almeno irritare gli Usa, anche se scopo finale di Teheran è un accomodamento che non sembri tale. Dopo una prima visita nel 2018, Xi tornerà presto in una regione dove ha fatto colossali investimenti, l'occasione è importante, farà altre mosse. Nel frattempo Biden studierà bene la turbolenta scacchiera.
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