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L'ambasciatore, l'Africa e...

... la sfida per l'Europa

Francesco Grillo 01/04/2021

Luca Attanasio Luca Attanasio Duecento miliardi di dollari: è il valore ai prezzi attuali delle riserve di cobalto che il Congo - cento milioni di abitanti su una superficie superiore alla metà dell'intera Ue -  conserva nelle proprie miniere. Eppure, su un patrimonio che potrebbe essere, persino, di molto superiore, continua a ballare, a morire di fame e di machete il popolo di uno dei Paesi più poveri del mondo, dove poco più di un mese fa è stato ucciso il nostro ambasciatore Attanasio, il carabiniere di scorta Iacovacci e il loro autista in circostanze ancora non chiarite, tanto che Mattarella, esprimendo "sdegno e profondo sgomento", ha chiesto giorni fa in una telefonata al presidente congolese Felix Antoine Tshisekedj Tshilombo di accelerare le indagini.
 
Il cobalto è, infatti, un materiale assolutamente indispensabile per le batterie ricaricabili di oggetti che stanno definendo la modernità: dai telefoni intelligenti ai pace maker cardiaci; dalle automobili elettriche ai droni di nuova generazione. E - come le quotazioni della Tesla o dei Bitcoin - è il prezzo del cobalto, uno dei grandi trend finanziari che - aldilà delle bolle speculative - possono cambiare il mondo: in soli due mesi dall'inizio dell'anno le sue quotazioni sono quasi raddoppiate alla borsa di Londra dove si scambiano metalli (Lme). Nel Congo, come nel resto dell'Africa, tuttavia, il ritiro dell'Europa (e degli Usa) ha funzionato come quando sparisce un gas; il suo posto, da tempo, è stato occupato dalla nuova superpotenza che controlla il 90% dell'offerta dei minerali rari che fanno girare l'economia verde e digitale globale.
 
Rimane, dunque, la domanda che certamente si sarà posto Attanasio mille volte. Che può fare l'Europa per consolidare processi di sviluppo che ci sono, anche se non stabili, e di democratizzazione, che sono sempre fragili? Una strada è quella dell'aiuto cercato, del resto, dei programmi del World Food Program che l'ambasciatore accompagnava nel cuore della giungla: su questo fronte, tuttavia, sarebbe efficiente valorizzare, ancora di più, le organizzazioni non governative di medici e volontari che in Africa ci vanno anche a prescindere dalla protezione dei caschi blu. Certamente c'è anche l'assistenza tecnica, nessuno ne fa tanta come la Commissione Europea, a governi che cercano di costruire infrastrutture minime.
 
E, tuttavia, il vero banco di prova per l'Europa del futuro è quello di trovare il modo per garantire una "messa in sicurezza" senza la quale l'energia di tanti può finire ingoiata dalle tenebre. L'Europa deve poter affiancare i governi più coraggiosi anche con propri apparati di polizia e di intelligenza del territorio; e dobbiamo, invece, isolare commercialmente quelli che si rendono responsabili di abusi su larga scala. Il futuro della nostra sicurezza e delle carte dei diritti umani non si costruisce solo con la retorica. Difendere valori e noi stessi significa prendersi rischi ed assumere decisioni. Solo così si potrà davvero onorare il coraggio di chi rischia la vita nei luoghi dove la vita è nata.
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