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L'Italia batte un colpo in Libia

Martedì prossimo la visita di Draghi, ma non sarà facile "contenere" russi e turchi

Rocco Cangelosi 30/03/2021

Luigi Di Maio e Abdul Hamid Dbeibah Luigi Di Maio e Abdul Hamid Dbeibah Non si può dire che l'Italia questa volta non sia stata tempestiva. Subito dopo l'insediamento del nuovo premier Dbeibeh, ricco uomo di affari di Misurata, legato da grandi interessi con la Turchia, il ministro degli esteri Di Maio si è immediatamente recato a Tripoli per incontrarlo. La sua visita è servita a preparare quella dei tre ministri degli esteri di Francia, Germania e Italia seguita qualche giorno dopo. Adesso è la volta del presidente del Consiglio Draghi. Dbeibeh è uomo d'affari molto pragmatico. Sa che con l'Italia si può avviare una cooperazione economica importante e la presenza dell'Eni costituisce storicamente il pilastro principale della produzione libica di petrolio e gas. Inoltre l'Italia rappresenta la porta aperta per l'Europa e un'alternativa credibile per alleggerire il giogo russo-turco che grava pesantemente sul Paese. Porta spalancata quindi agli italiani come Dbeibeh suggerisce in una sua intervista al Corriere della Sera in vista della visita di Draghi?
 
In realtà la situazione è molto più  complessa e scalzare russi e turchi che hanno investito in forniture militari con l'impiego di uomini e mezzi a sostegno delle opposte fazioni non sarà facile. Ricordiamoci le parole dell'atto terzo dell'Adelchi "Udite quei forti che tengono il campo...". Con la consapevolezza di una situazione in larga parte compromessa a favore di Russia e Turchia, che si sono spartite le zone d'influenza rispettivamente a Est e a Ovest della città di Sirte, con la costruzione di una specie di Vallo di Adriano nel deserto da parte dei russi, la diplomazia italiana per recuperare il terreno perduto dovrà agire in sintonia con l'Ue mettendo da parte le rivalità con la Francia. Troppo grandi sono i nostri interessi per non impegnarsi a fondo nella partita, a cominciare dal controllo dei flussi migratori e delle forniture energetiche. La scelta di Draghi di recarsi in Libia come sua prima uscita internazionale è un forte segnale di attenzione per il nuovo governo, ma anche un campanello d'allarme per Russia e Turchia, poco propense a perdere le posizioni guadagnate riempiendo il vuoto lasciato per troppo tempo da Europa e Stati Uniti.
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