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Israele, 4 elezioni e un solo galleggiatore

Netanyahu resta in sella ma fare il governo non sarà semplice

Maria Grazia Enardu 24/03/2021

Israele, 4 elezioni e un solo galleggiatore Israele, 4 elezioni e un solo galleggiatore È ormai battuta, per frequenza alle urne, la spesso citata repubblica di Weimar, e se ne imita lo slittamento a destra. Ma Netanyahu non ha tentazioni dittatoriali, infatti preannuncia quinte elezioni, per le seste si vedrà. Il suo Likud ha 30 seggi e ne ha persi 6, scivolati all'estrema destra, dove si piazza con ben 6 seggi il partito, razzista, di Smotrich, che entra alla Knesset. Bene ha fatto pure la destra dura,  e Netanyahu cercherà di convincere a imbarcare lui come capitano sia il partito di Bennett (possibile) sia di Lieberman (nemico da anni). Ma il prezzo sarà altissimo, in termini di diritti, giustizia (compresa immunità su reati di corruzione, i suoi), occupazione. Gli ultraortodossi sono rimasti uguali e parteciperanno volentieri a un governo di Bibi. Se tutti quanti ci stessero, Bibi avrebbe una maggioranza, la più a destra mai vista. Il cosiddetto centro si è spaccato in tre pezzi, ovvero tre leader; la cosiddetta sinistra (che è moderata) è uscita dal coma profondo ma mangiandosi i partiti arabi, scesi molto. L'idea di una maggioranza alternativa, di sinistra, ultraortodossi, centro e arabi è pura ed esausta fantasia. Lo spoglio non è finito ma questi sono i partiti che hanno passato la soglia.
 
Cominciano ora le manovre, tocca a Bibi formare un governo, cioè fare finta. Rimane infatti in carica per l'ordinaria amministrazione, il che gli basta. Mentre gioca a poker con la destra, e magari fa avances a un partito arabo, il tempo passa, i suoi processi per corruzione potrebbero subire miracoli,  a luglio si elegge un nuovo presidente (che pensierini ci fa Bibi?) e quindi si può rivotare a settembre. Per le seste elezioni occorre comunque aspettare il 2022. Israele sta uscendo bene dal covid ma è troppo concentrato sulle sue vicende, decidere se vuole essere una democrazia o uno stato ebraico.  Non vede che il virus ha cambiato il mondo: l'amico Trump è andato ed è arrivato l'amico Biden, l'amica Europa è di cattivo umore e gli amici arabi forse erano meglio da nemici. Urge ridefinire con cura il concetto di amico, tra un'elezione e l'altra.
 
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