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Fisco e pensioni, le sfide della ripresa

Aumentare il gettito e contenere la spesa previdenziale

Riccardo Illy 11/06/2021

Fisco e pensioni, le sfide della ripresa Fisco e pensioni, le sfide della ripresa Il dibattito sulla riforma fiscale si sta svolgendo sottotraccia ma è sempre in corso. È ben vero come ha affermato il Presidente Draghi che questi sono tempi nei quali bisogna dare e non prendere. Ma resta il fatto che lo Stato italiano, passate le crisi sanitaria ed economica, si ritroverà con un debito attorno al 160% del PIL. Per rimborsarlo bisognerà far crescere il PIL (arduo con la popolazione, soprattutto attiva, in calo) ma anche mettere mano alle entrate, cioè a imposte e tasse. Non è vero che quelle sui redditi più bassi siano più alte della media europea; più alti sono gli oneri previdenziali, a causa delle follie del passato (dipendenti pubblici pensionati a 40 anni) ma anche di recenti provvedimenti (quota 100). Solo applicando rigorosamente la riforma Fornero potremo sperare di diminuire le aliquote previdenziali. Quindi più che diminuire le imposte, queste andranno aumentate; sia per far fronte al debito sia a fini redistributivi, considerando che la globalizzazione ha premiato le persone più agiate e penalizzato quelle con redditi più bassi.
 
Risentiremo il ritornello della lotta all’evasione fiscale; e chissà che sfruttando meglio l’enorme “data base“ informativo su imprese e cittadini non si raggiungano risultati migliori. Andrà ripensata l’esenzione IMU sulla prima casa; sia perché siamo l’unico paese occidentale che la applica, sia perché la casa è l’unica fonte di reddito (ancorché figurato) che non si può nascondere. Senza considerare che l’acquisto di molte case è il frutto di precedenti evasioni fiscali; con l’esenzione si premia una seconda volta l’evasore, anche quando non potrebbe più occultare il reddito. Infine le imposte di successione; adeguare le aliquote, mantenendo l’esenzione sulle partecipazioni di controllo, alla media europea consentirebbe da un lato di aumentare le entrate senza effetti recessivi e dall’altro favorirebbe il rafforzamento patrimoniale delle società a controllo familiare, del quale c’è un gran bisogno. Per evitare di pagare le imposte successorie su altri beni (immobili o mobili, come i titoli quotati) le famiglie sarebbero indotte a dare la preferenza al patrimonio delle loro società.
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