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Quasi 70 articoli Il ruolo internazionale dell'euro

L'idea di Giscard d'Estaing di competere con l'öesorbitante privilegioö del dollaro

Fabrizio Galimberti 04/06/2021

Quasi 70 articoli Il ruolo internazionale dell'euro Quasi 70 articoli Il ruolo internazionale dell'euro Quando l’euro fu introdotto – son passati ormai vent’anni e passa – si pensava che quello fosse anche un modo per combattere quel che Giscard d’Estaing definì “l’esorbitante privilegio” del dollaro: il fatto, cioè, che gli Stati Uniti potevano allegramente inanellare disavanzi con l’estero senza subire conseguenze sul cambio o sui tassi di interesse; tanto il resto del mondo non aveva problemi a tenersi i dollari, che servivano come moneta di transito per i pagamenti internazionali o semplicemente come bene rifugio, data la stazza dell’America, il suo hard pover e il suo soft power. Questo auspicio fu realizzato solo in parte. Anche se è vero che la quota dell’euro come valuta internazionale si situò – e si situa ancora – come ha detto Fabio Panetta "ben sopra la quota del Pil, o la quota di export totale e quella di capitalizzazione dei mercati", questa quota rimane molto al di sotto di quella del dollaro.
 
Dopo le due crisi del recente passato – la Grande recessione e la crisi da debiti sovrani – ci fu addirittura un calo della quota dell’euro: c’era chi pensava che la moneta unica non sarebbe sopravvissuta agli urti di quelle crisi. Nessun calo, invece, c‘è stato con la crisi da Covid-19, segno che l’euro è ormai accettato e durerà per sempre (beh, non proprio, dato che gli astronomi assegnano al sole una vita residua di 4,5 miliardi di anni). In ogni caso, l’esorbitante privilegio non è poi qualcosa per cui valga la pena di conquistarne una fetta. Inanellare disavanzi con l’estero? Anche altri Paesi, come il Regno Unito o l’Australia, li hanno inanellati senza che la loro moneta godesse di quote significative come valuta internazionale. E del pari si dica dei tassi: molte altre variabili, a parte i privilegi più o meno esorbitanti, influenzano i tassi, e già oggi il Bund o il nostro BTp hanno rendimenti più bassi dei T-Bond…
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