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L'ambientalismo dei giudici

La sentenza olandese su Shell e quella australiana su una miniera di carbone

Pia Saraceno 28/05/2021

Un pozzo petrolifero Un pozzo petrolifero Un tribunale olandese ha intimato alla Shell di ridurre le proprie emissioni del 45% entro il 2030 a seguito di una denuncia delle associazioni ambientaliste: si sancisce la responsabilità ed il dovere di una impresa e si crea un precedente sul dovere di cura delle risorse comuni che potrà essere preso a riferimento anche da altre giurisdizioni. Praticamente in contemporanea una corte federale australiana, rispondendo alla denuncia di 8 teenagers ed una ottuagenaria contro il progetto di espansione di una miniera di carbone, ha ricordato al Ministro dell'ambiente il dovere di proteggere con i propri atti gli interessi delle generazioni future di fronte alle conseguenze del cambiamento climatico.
 
Il caso australiano è uno dei tanti che sono stati avviati da persone ed associazioni nei confronti del Governo di Morrison, che negli ultimi anni si è defilato dall'assunzione di impegni coerenti con gli obiettivi di Parigi. Ambedue le decisioni sembrano non avere conseguenze significative sulle emissioni globali, e sugli impegni che i due paesi si devono prendere nei contesti internazionali. La sentenza della corte olandese, che asserisce che Shell ha violato l'articolo 6:162 del codice civile olandese e l'articolo 2 e 8 della convenzione dei diritti dell'uomo, verrà appellata (anche se ha un impatto immediato e dunque il board della società dovrà anticipare i tempi delle azioni previste nel suo piano strategico); quella australiana non impone lo stop esplicito all'espansione della miniera.
 
Stabiliscono però giuridicamente in modo chiaro che: le responsabilità delle imprese che producono fonti fossili si estendono a quanto i consumatori fanno con i loro prodotti (cosiddetto Scope 3 delle emissioni); ridurre l'intensità delle emissioni non è abbastanza: è necessario ridurre in assoluto le emissioni, quindi oltre a migliorare l'efficienza occorre ridurre la produzione; non basta porsi l'obiettivo emissioni zero nel 2050, obiettivi più ambiziosi devono coinvolgere il decennio in corso, con azioni immediate. Nessuna delle 10 prime società petrolifere che si è posta come obiettivo di riduzione assoluta al 2030 ha fissato impegni così stringenti. Eni ad esempio, che pure ha fissato impegni comparabili, si è fermata al 25%. La Bp ha indicato tra il 30 ed il 40%. Nuovi procedimenti potrebbero seguire.
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